Iran, venti di guerra e Trump minaccia il raid, Israele si prepara a scenari a sorpresa
di Ariel Piccini Warschauer.
Il Medio Oriente torna a tremare, stretto tra l’escalation della repressione interna in Iran e i tamburi di guerra che rullano tra Washington e Gerusalemme. L’IDF, le forze di difesa israeliane, hanno dichiarato ieri lo stato di massima allerta per possibili «scenari a sorpresa». È il segnale che la tensione ha superato il livello di non ritorno: Israele è convinto che Donald Trump non stia bluffando e che un attacco americano per sostenere le proteste anti-regime sia ormai un’opzione concreta e imminente, capace di trascinare l’intera regione in un nuovo conflitto aperto.
La repressione e l’isolamento di Teheran
Mentre le strade delle principali città iraniane sono teatro della più violenta ondata di dissenso dal 2022, il regime ha calato una cortina di ferro digitale: un blackout totale di internet e delle telecomunicazioni iniziato giovedì scorso per nascondere quello che le organizzazioni umanitarie definiscono un vero e proprio “bagno di sangue”. Il bilancio provvisorio parla di almeno 648 morti, ma la cifra reale potrebbe essere molto più alta. Le uniche immagini e informazioni filtrano grazie alle parabole di Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk, che permette ad alcuni attivisti di rompere l’isolamento.
Il portavoce dell’IDF, il generale di brigata Effie Defrin, ha invitato la popolazione israeliana alla calma, definendo le proteste un «affare interno» iraniano, ma ha confermato che l’esercito è «pronto difensivamente» a ogni evoluzione. Il timore di Teheran è che gli Stati Uniti colgano l’occasione della rivolta per chiudere i conti con la Repubblica Islamica, specialmente dopo i pesanti raid israeliani dello scorso giugno che avevano già devastato parte dei siti nucleari e missilistici di Ali Khamenei.
Il pugno di ferro di Trump: dazi globali
Donald Trump, nel frattempo, ha deciso di passare dalle minacce verbali alle rappresaglie economiche dirette, colpendo non solo Teheran ma i suoi partner commerciali: non solo Russia e Cina, ma anche Paesi europei come Francia e Italia. Con un post su Truth Social, il presidente americano ha annunciato l’imposizione immediata di una tariffa del 25% su tutto l’interscambio con gli Stati Uniti per qualsiasi nazione che continui a fare affari con l’Iran.
«Questo ordine è finale e conclusivo», ha scritto Trump.
Una mossa che scuote i mercati globali e mette all’angolo colossi come Cina, Russia, India, Brasile ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è chiaro: la totale asfissia economica del regime, già in ginocchio per il crollo del rial (scambiato a oltre 1,4 milioni per un dollaro).
Diplomazia o missili?
La Casa Bianca resta ufficialmente cauta, ma le indiscrezioni parlano di un Pentagono che ha già presentato a Trump un ventaglio di opzioni: dai cyber-attacchi a mirati raid aerei. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, tenta la carta della propaganda accusando «Israele e Usa» di aver istigato le violenze per giustificare l’intervento, ma ha lasciato uno spiraglio aperto: «Siamo aperti alla diplomazia, ma non ai diktat unilaterali».
L’incognita resta la tempistica. Trump ha rivelato di aver ricevuto una chiamata dai leader iraniani per avviare negoziati sul nucleare, ma ha aggiunto un monito inquietante: «Potremmo dover agire prima dell’incontro». Domani, martedì, è prevista una consultazione cruciale sulla sicurezza nazionale a Washington: il mondo attende di capire se prevarrà la via diplomatica o se il prossimo capitolo del Medio Oriente verrà scritto dai caccia americani.






