Il No a oltranza è diabolico, Piombino e la trappola del comitatismo
di Pablo Cinci *.
C’è un limite oltre il quale la dialettica democratica smette di essere confronto e diventa ostinazione ideologica. A Piombino, quel limite sembra essere stato ampiamente superato. Da settimane assistiamo a una sorta di newsroom spamming: una pioggia di comunicati stampa, orchestrata dai “comitati del no” e dalle frange politiche dell’estrema sinistra, che martella l’opinione pubblica su un unico tasto: la scadenza dell’autorizzazione per il rigassificatore.
La perversione del “senso condominiale”
L’ordinanza commissariale n. 140 del 25 ottobre 2022 parla chiaro: l’esercizio dell’attività è autorizzato fino a luglio 2026. Eppure, in questa insistenza spasmodica sulla data di scadenza, emerge una visione distorta, quasi “condominiale”, della cosa pubblica. Ci si concentra meticolosamente sui mesi e sui giorni che mancano alla rimozione della nave, ma non ci si pone mai la domanda fondamentale: come si inserisce questa infrastruttura nella strategia energetica nazionale? Qual è il ruolo di Italis-LNG nella sicurezza del Paese? Per il “comitatismo” locale, questi non sono problemi reali. Si preferisce la litania stanca alla visione
d’insieme.
Gli ultimi soldati giapponesi
Vengono in mente, inevitabilmente, quegli ultimi soldati giapponesi che, con le uniformi logore e il fucile in mano, continuavano a difendere avamposti sperduti nel Pacifico ad anni di distanza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Combattevano contro un nemico che, nel frattempo, era diventato un alleato.
A Piombino accade lo stesso. Siamo di fronte a una battaglia che non è solo persa — evento possibile in ogni democrazia — ma la cui sconfitta è stata sancita dai fatti e dalla storia. È una resistenza anacronistica contro uno sviluppo che oggi è alleato della sopravvivenza stessa della nostra comunità.
Il costo del “No”: lavoro e porto
C’è un silenzio assordante nel fronte del “no” su un punto cruciale: la sopravvivenza del porto. Se cessasse domani il traffico delle rinfuse liquide, quale sarebbe il destino degli operatori portuali e delle loro famiglie? Il falso sentimento ambientalista di questi mesi si schiera, nei fatti, contro il lavoro e contro lo sviluppo.
La battaglia contro il rigassificatore è stata:
• Tecnicamente ridicola: basata su motivazioni infondate, dal presunto pericolo per il “santuario dei
cetacei” al raffreddamento del mare, fino alle iperboli sulle “cento bombe atomiche”.
• Giuridicamente nulla: la sentenza del TAR del Lazio è stata dirimente, definitiva e inappellabile nel
merito.
• Socialmente controproducente: Piombino ha un bisogno disperato di investimenti per uscire dalle
secche della crisi siderurgica e del degrado economico.
Costruttori di futuro contro professionisti del no
Il rigassificatore era, e può essere tuttora, un’occasione da cogliere per rilanciare il distretto industriale riducendo i costi energetici e garantire una fonte di lavoro indispensabile per lo scalo.Dobbiamo dircelo con chiarezza: non è chi urla più forte ad avere ragione. Una falsità ripetuta all’infinito non diventerà mai una verità. Piombino ha bisogno di persone serie, di “costruttori di futuro” pronti a trasformare le sfide in dignità e occupazione. Non abbiamo più spazio per cercatori di visibilità o agitatori di paure infondate. È tempo di tornare alla realtà.
*Pablo Cinci è il presidente di Appello per il lavoro e lo sviluppo a Piombino






