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Venti di guerra in Medio Oriente, Israele in allerta per un raid Usa in Iran

di Ariel Piccini Warschauer.

La tensione lungo l’asse Washington-Gerusalemme-Teheran ha raggiunto il punto di non ritorno. Mentre l’Iran è scosso da due settimane di proteste ininterrotte — la più grave crisi interna dal 2022 — l’intelligence israeliana è in stato di massima allerta per quello che appare come l’imminente rischio di un’escalation militare a livello regionale e internazionale. Al centro della crisi, la possibilità di un intervento diretto degli Stati Uniti, caldeggiato da una Casa Bianca che, sotto la guida di Donald Trump, osserva con crescente determinazione le rivolte popolari contro la Repubblica Islamica.

L’asse Netanyahu-Rubio

Il punto di svolta diplomatico sarebbe avvenuto nelle ultime ore. Secondo fonti citate dal Times of Israel, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Segretario di Stato americano Marco Rubio hanno avuto un colloquio telefonico focalizzato su una nuova operazione militare coordinata.

L’amministrazione Trump ha già alzato i toni, mettendo in guardia i pasdaran: “Gli Stati Uniti interverranno se continuerete a uccidere manifestanti”, è il monito giunto da Washington. Per martedì prossimo, Netanyahu ha convocato d’urgenza il gabinetto politico e di sicurezza a Gerusalemme per discutere i piani militari in caso di ritorsione iraniana.

La minaccia di Teheran: “Risposta durissima”

La reazione della Repubblica Islamica è arrivata dai banchi del Majlis, il parlamento di Teheran, durante una seduta infuocata segnata dai cori “Morte all’America e a Israele”. Il presidente dell’assemblea Mohammad Baqer Qalibaf ha lanciato un avvertimento diretto:

“Se gli Stati Uniti o Israele attaccheranno l’Iran, saranno considerati obiettivi legittimi e verranno colpiti duramente. La nazione iraniana infliggerà un colpo fatale a chi fomenta i disordini e i manifestanti saranno impiccati”.

Teheran accusa apertamente “agenti terroristi esterni” al soldo di Washington e Tel Aviv di aver orchestrato le rivolte che, ad oggi, contano oltre 217 morti, molti dei quali appena dei ragazzini e migliaia di arresti in tutto il Paese, da Mashhad a Tabriz.

Scenario regionale a rischio

La minaccia iraniana non riguarda solo il territorio israeliano, ma l’intera architettura di difesa americana in Medio Oriente. Teheran ha indicato chiaramente le basi militari e navali statunitensi nel Golfo come possibili obbiettivi di un lancio di missili. Gli analisti temono un “secondo round” del conflitto, dopo i raid del giugno 2025 che avevano già colpito i siti nucleari iraniani. Se la repressione interna non dovesse fermarsi, il 2026 potrebbe aprirsi con un nuovo incendio regionale dalle conseguenze imprevedibili.

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