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Il governo impugna le legge su fine vita del Veneto, si sfila Salvini e Zaia non arretra

L’iter sul fine vita mette in luce una frattura all’interno della coalizione. Il governo ha deciso di impugnare la legge sul fine vita del Veneto, prima Regione amministrata dal centrodestra. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri durato appena 40 minuti. Lo riferisce Open. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, non ha partecipato né alla discussione né alla votazione. Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui leghista, si è invece espresso contro l’impugnazione, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida attenendosi alle norme già in vigore. Più calmierato il vicepremier azzurro, però, serve “un intervento legislativo del Parlamento”.

Il Veneto è stata la prima Regione amministrata dal centrodestra a dare il via libera lo scorso settembre a “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. Il presidente del Consiglio regionale ed ex governatore del Veneto, Luca Zaia, è stato uno dei principali sostenitori politici della norma. “Rispetto pienamente la decisione assunta oggi”, riferisce. Tuttavia, “personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto”. In suo favore interviene il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. La legge, dice, “è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale. Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano”. Per questo, afferma, “sono convinto che supererà il vaglio della Consulta”. Interviene anche la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che durante la discussione in Cdm avrebbe espresso “forti dubbi”. Perplessità che non riguarderebbero la scelta di impugnare la legge veneta, quanto il rischio, è stato il senso della riflessione di Bernini, di restringere gli spazi della politica a favore della Corte costituzionale, aprendo di fatto a uno spezzatino legislativo regionale che a sua volta rischia di alimentare solo confusione e non un quadro organico. Di questo tema, ha concluso la ministra, “ovviamente deve interessarsi il parlamento e non il governo”.

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