Il voto negli Stati Uniti dimostra che gli elettori sanno punire il potere attraverso le urne
Federico Rampini sul Corriere della Sera interpreta l’esito delle elezioni americane di metà mandato come una vittoria della democrazia, sottolineando l’elevata affluenza, la regolarità del voto e la netta sconfitta di Donald Trump. Secondo l’autore, il risultato smentisce le narrazioni che descrivevano gli Stati Uniti come una democrazia ormai compromessa, dimostrando la capacità degli elettori di sanzionare il potere attraverso le urne. Rampini avverte tuttavia che la bocciatura di Trump non equivale a un’adesione unanime al programma democratico. Il fronte vincitore è infatti attraversato da profonde divisioni, soprattutto sulle politiche economiche e sociali. Il presidente conserverà i poteri esecutivi fino alla fine del mandato, mentre il nuovo equilibrio al Congresso potrebbe spingerlo a cercare compromessi o a concentrarsi maggiormente sulla politica estera. In vista delle presidenziali del 2028, i repubblicani dovranno affrontare il declino della leadership trumpiana, mentre i democratici rischiano di compromettere il successo elettorale con proposte radicali e conflitti interni. L’autore invita inoltre l’Europa a non illudersi che la sconfitta di Trump comporti un ritorno alle tradizionali relazioni transatlantiche: anche la nuova sinistra americana mostra tendenze protezionistiche e un legame meno stretto con il Vecchio continente. Sul piano economico, lo stallo tra Casa Bianca e Congresso potrebbe rassicurare i mercati, ma restano incertezze sulla spesa pubblica e sugli investimenti tecnologici. La prossima sfida internazionale sarà il vertice asiatico di Shenzhen, dove Trump incontrerà Xi Jinping e Vladimir Putin da una posizione politicamente indebolita.





