Il governo fa le scelte e le contesta, Giorgetti e Valditara vogliono cambiare il testo che hanno approvato
La manovra ha trovato un avversario inatteso: la maggioranza che l’ha approvata, scrive il Quotidiano Nazionale. La Lega vuole riscrivere pensioni e scuola, Forza Italia promette correzioni e chiede al Tesoro di trovare i soldi, mentre i governatori, anche di centrodestra, contestano i fondi alla sanità. Nel mezzo finiscono Giancarlo Giorgetti (nella foto) e la Ragioneria generale guidata da Daria Perrotta, possibili capri espiatori di scelte firmate dall’intero governo. Perrotta, del resto, è stata nominata proprio da Giorgetti.
È il paradosso di chi governa le scelte e contemporaneamente le contesta. La svolta è nel linguaggio degli azzurri. Dopo gli incontri di Antonio Tajani con la Cisl di Daniela Fumarola e la Confsal, Forza Italia riunisce i parlamentari e annuncia correzioni sulla rivalutazione delle pensioni, sulla scuola e sulle pensioni delle forze dell’ordine. Ma aggiunge che “anche il Mef dovrebbe fare la sua parte” nel reperire le coperture. Qui la richiesta di migliorare la legge rischia di diventare uno scaricabarile: il ministro dell’Economia dovrebbe pagare le promesse degli alleati. Il caso più evidente resta quello previdenziale. La rivalutazione ridotta sopra quattro volte il minimo fa risparmiare 1,476 miliardi nel 2027: correggerla costa. Salvini, però, reclama il fondo da 850 milioni annuiper le uscite a 64 anni con 36 di contributi, la sua Quota 64.
Il testo non istituisce quella pensione, ma rinvia a un’altra legge gli interventi. La premier, secondo le ricostruzioni, frena una Quota 64 generalizzata. Fratelli d’Italia ha risposto che i patti da rispettare sono “quelli scritti nella manovra”. Non è una disputa di virgole: riguarda la destinazione delle risorse. La contraddizione investe la scuola. Il testo prevede la riduzione di 4.925 posti di docenti e 2.049 di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Salvini protesta; Giuseppe Valditara, ministro leghista dell’Istruzione, annuncia che lavorerà in Parlamento per cancellare il taglio. Ma anche Valditara e Giorgetti erano nel Consiglio dei ministri che ha licenziato il testo.





