Elezioni politiche, le due coalizioni alla ricerca dei frammenti
Piero Ignazi su InPiù scrive che il nuovo sistema elettorale, per certi aspetti simile al famigerato “porcellum”, rende imperativo arrivare in testa, oltre la fatidica soglia del 42%. La chiamata alle armi di tutte le forze politiche disponibili dall’una e dall’altra parte ne è la logica conseguenza. Le due coalizioni alternative hanno interesse a presentare un ventaglio ampio di opzioni all’elettorato per raccogliere consensi ,anche di nicchia, che altrimenti andrebbero dispersi. Il centro-destra parte avvantaggiato: ripresenta la coalizione di governo – tre più uno (Lupi) – e si accorda con liste minori come Sud chiama Nord. Il rebus che dovrà sciogliere al momento decisivo riguarda l’alleanza con Futuro nazionale del generale Vannacci. Dopo l’effetto novità e la fanfara mediatica, questa formazione è in perdita di velocità e forse non sarà drammatico farne a meno, come oggi dichiara Giorgia Meloni . Ma se il funambolico generale riprendesse spinta e, al contrario, il governo si avvitasse in una spirale negativa, allora senza Futuro Nazionale la sconfitta sarebbe certa. Come ormai d’uso, la decisione sarà appesa ai sondaggi dell’ultimo minuto.
A sinistra la situazione è molto più intricata. L’impianto originale del campo largo è assestato ma da solo è destinato ad essere travolto . Per Schlein e compagni è vitale allargare l’alleanza. Una operazione di alto equilibrismo, però. Imbarcare Rifondazione Comunista e, allo stesso tempo , una o più liste di qualche centrino non assicura la somma algebrica dei consensi potenziali. Alcuni elettori non seguirebbero . E a maggior ragione il problema si pone per la coesistenza di Matteo Renzi e Giuseppe Conte . Le ruggini tra i due sono ancora forti, ma è nulla rispetto all’ostilità che attraversa l’elettorato pentastellato nei confronti del leader di Italia Viva . Non è tutto: gli elettori del M5s dovranno digerire anche la premiership di Schlein, più una serie di liste “centriste” animate da componenti dell’establishment. Per non parlare di una eventuale, per quanto assai remota, presenza dell’Azione di Carlo Calenda . L’opposizione ha qualche chance di superare le sue divisioni e i suoi veti incrociati solo se riesce concentrarsi sul suo unico comun denominatore: il rigetto del governo Meloni . Se non imposta la sua campagnsa sulla necessità imperativa di impedire la nomina di Ignazio La Russa al Quirinale e di invertire la curvatura verso un sistema illiberale a forza di decreti sicurezza, i vari elettorati di opposizione non convergeranno sulla lista del centro-sinistra. E quindi addio sogni di gloria.






Una cosa sono le alleanze elettorali,una cosa è la capacità di governare. Le ammucchiate senza programmi definiti si squagliamo.Gia’ successo