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Che faranno Trump in caso di sconfitta e i democratici se vincono

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Alla vigilia delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, Viviana Mazza, sul Corriere della Sera, individua due grandi interrogativi: come reagirà Donald Trump a un’eventuale sconfitta e quale futuro emergerà per il Partito democratico. Il presidente americano, pur potendo rivendicare la mobilitazione della base repubblicana in caso di tenuta del Senato, si prepara anche a contestare risultati sfavorevoli. Alcuni tentativi dell’amministrazione di intervenire sul conteggio e sulla certificazione dei voti sono già stati respinti dai tribunali. Trump potrebbe tuttavia accettare la sconfitta e proseguire il mandato facendo leva sui poteri esecutivi e sul veto, mentre prepara possibili grazie preventive per proteggere i propri alleati. Una vittoria democratica aprirebbe due anni di indagini, scontri istituzionali e possibili tentativi di impeachment, difficilmente destinati al successo. Sul fronte democratico, Mazza evidenzia una campagna più efficace rispetto al passato, caratterizzata dal tentativo di superare le divisioni interne. Figure come Abdul El-Sayed in Michigan, James Talarico in Texas e Jon Ossoff in Georgia rappresentano strategie differenti per rilanciare il partito. In particolare, Talarico e Ossoff combinano un linguaggio populista e anti-corporation con posizioni capaci di attrarre l’elettorato moderato. Il sostegno di Barack Obama e Bernie Sanders a candidati progressisti segnala una maggiore unità, mentre in Stati conservatori come il Texas i democratici privilegiano economia e pragmatismo, ridimensionando le battaglie culturali. Il paradosso, conclude Mazza, è che Trump si prepara a perdere e i democratici a vincere, ma nessuno sa ancora cosa accadrà dopo il voto.

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