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Economia

Marignani: “A Siena è scomparsa anche l’insegna della Cassa di Risparmio di Firenze”

Claudio Marignani è intervenuto all’assemblea degli azionisti della Banca Monte dei Paschi di Siena. Ecco il suo intervento.

Signor Presidente, signor Amministratore delegato, azionisti, parlo da ex dipendente del Monte, da senese e in rappresentanza del movimento civico Sena Civitas che, insieme ad altre associazioni del territorio – Pietraserena e Buongoverno – ha sostenuto fin dall’inizio le scelte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e il lavoro di tutti i dipendenti della Banca.

Lo abbiamo fatto perché abbiamo visto il Monte, dopo una parentesi buia, risollevarsi, recuperare credibilità e tornare protagonista. E perché riteniamo che questo patrimonio non debba essere disperso proprio adesso.

Mps non è soltanto una banca: è storia, cultura, economia e identità. 

(Quando fui assunto, al termine del corso di formazione, il direttore Capanni ci invitò a considerare allo stesso modo il cliente che aveva mille lire e quello che aveva un miliardo. Questo per spiegare una mentalità.) Ma non sono qui per difendere nostalgicamente il passato, bensì perché qui verrà deciso quale futuro costruire.

Ogni grande impresa privata è nata piccola. Molte sono cresciute, forse anche alcune di quelle oggi presenti, perché hanno incontrato banche come il Monte dei Paschi, capaci di riconoscere il valore di un progetto prima ancora che fosse pienamente visibile nei bilanci; capaci di guardare alle persone, alle idee e ai territori, non soltanto ai numeri e ai ritorni immediati.

Se una banca guarda esclusivamente ai numeri, seleziona ciò che è già forte. Se sa riconoscere anche le capacità, il coraggio e la qualità dei progetti, contribuisce a creare ciò che diventerà forte. Questa assemblea, quindi, non decide soltanto su due operazioni finanziarie. Decide se Mps debba diventare una banca da dividere oppure restare protagonista, aggregare altre realtà e continuare a sostenere lo sviluppo del Paese.

Il paradosso sarebbe bocciare chi ha risanato Mps e aprire la strada alla sua divisione, con una parte a “Unipol”…..-Bper. E la storia insegna che gli impegni cambiano nel tempo con i piani industriali. Una banca divisa può conservare per qualche anno l’insegna, ma non esiste più. (A Siena è già scomparsa anche l’insegna della Cassa di Risparmio di Firenze… in Piazza Tolomei.)

E qui stiamo parlando della banca più antica del mondo. Di un orgoglio nazionale. (I francesi venderebbero la Torre Eiffel o gli americani la Statua della Libertà? Il mps non è un monumento ma è storia e cultura vivente che verrà frantumata)

Se l’Opas di Intesa andrà in porto, a Unipol-Bper andranno 635 filiali e la maggior parte delle strutture centrali, mentre Intesa si riserverà le attuali attività dedicate alla gestione dei grandi patrimoni e ai rapporti finanziari con le grandi imprese. Uno spacchettamento.

Siena non chiede privilegi né una banca rivolta soltanto al proprio territorio. Chiede che non venga disperso un patrimonio costruito in oltre cinque secoli e che Mps possa crescere come grande banca nazionale, mantenendo a Siena la propria identità e il proprio centro decisionale. Perché una banca senza memoria può produrre utili. Ma una banca con memoria, autonomia e visione può produrre utili e, insieme, costruire futuro. Per questo, unitamente agli amici, voterò convintamente a favore delle offerte di Mps su Banco Bpm e Banca Generali.

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