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Politica

L’opinione pubblica e la politica hanno il diritto di criticare le decisioni giudiziarie

Court of Law and Justice Trial Session: Imparcial Honorable Judge Pronouncing Sentence, striking Gavel. Focus on Mallet, Hammer. Cinematic Shot of Dramatic Not Guilty Verdict. Close-up Shot.

Il direttore Alessandro Sallusti su Libero interviene sulla mancata convalida dell’arresto dell’attivista islamico Youssef Siher, sostenendo che la polemica debba partire dalle decisioni contrastanti assunte dai magistrati milanesi. A chiedere l’arresto non è stata Giorgia Meloni, ma la pubblico ministero Francesca Crupi, con un provvedimento firmato anche dal procuratore capo Marcello Viola, magistrato che Sallusti considera particolarmente esperto e autorevole. La giudice per le indagini preliminari Tiziana ha invece ritenuto non necessario l’arresto, disponendo la scarcerazione dell’indagato.

Sallusti osserva che i tre magistrati hanno seguito lo stesso percorso formativo e professionale e appartengono a carriere rimaste unificate dopo la bocciatura referendaria della separazione. Eppure sono giunti a conclusioni opposte, a dimostrazione, secondo l’editorialista, dell’ampiezza dei margini interpretativi della legge, talvolta condizionati anche dalle convinzioni politiche. Se fosse pienamente corretta la decisione della gip, bisognerebbe mettere in discussione la competenza della Procura; se invece avesse ragione Viola, il problema riguarderebbe il tribunale. La contraddizione, sostiene Sallusti, non può essere ignorata. Sallusti conclude rivendicando il diritto dell’opinione pubblica e della politica di criticare le decisioni giudiziarie. La Costituzione non sottrae i provvedimenti dei magistrati al giudizio dei cittadini e non impedisce neppure alla presidente del Consiglio di esprimere il proprio dissenso, tanto più che Meloni è a sua volta oggetto di critiche da parte di alcuni magistrati. Secondo Sallusti, le polemiche suscitate dalla definizione di “sentenza vergognosa” utilizzata dalla premier servono soprattutto a distogliere l’attenzione dal contrasto interno alla magistratura milanese, che egli considera tutt’altro che risolto.

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