Il messaggio più forte: “Il Monte non è una storia da consegnare ma un valore da custodire”
Stefano Bisi.
“Il Monte non è una storia da consegnare, ma un valore da custodire”. Luigi Lovaglio affida alla storia della banca il messaggio più forte del suo intervento all’assemblea degli azionisti, dopo la bocciatura della fusione con Mediobanca e durante la presentazione delle due offerte per Banco Bpm e Generali, il punto all’ordine del giorno del pomeriggio che ha un esito scontato. Una dichiarazione con cui l’amministratore delegato rivendica il lavoro svolto e ribadisce che la sfida con Intesa Sanpaolo non è ancora conclusa.
E pensare che Lovaglio non ha I726 nel codice fiscale, non è cresciuto sulle lastre, non ha studiato a Siena, non ha lavorato a Siena fino a quattro anni fa, non ha vinto due palii, eppure sta dimostrando attaccamento al Monte dei Paschi non solo perché viene ben retribuito.
Dopo pochi mesi che era arrivato a Siena confessò a un conoscente il motivo per cui aveva detto sì al nuovo incarico: “Per un senso di giustizia”. Lovaglio aveva capito che la storia recente del Monte dei Paschi era stata costellata di qualche errore, alcuni molto molto grossi con il senno del poi, ma forse quella banca plurisecolare era stata indotta a farli. Quell’istituto di credito cresciuto in una città di provincia, per tantissimo tempo in mano alle istituzioni pubbliche e saggiamente amministrato, era un’anomalia. In molti hanno pensato che era meglio farlo cadere in qualche bu’a ce’a e sono riusciti nell’intento. Sembrava una banca finita, da chiudere per sempre il portone di Rocca Salimbeni, poi quattro anni fa quasi per uno scherzo del destino è arrivato un banchiere che conoscevano solo gli addetti ai lavori. Chi lo avrà mandato? Mario Draghi venne detto. Boh. Forse sì, forse no. Nato nel profondo sud e cresciuto nella dotta Bologna nelle prime settimane nelle stanze della Rocca parla con pochissimi, non si fida, prima vuol capire dove si trova. In Banchi di Sopra cammina rasente ai muri, quasi invisibile. Man mano prende confidenza con le lastre, comincia a salutare un numero sempre più alto di senesi. Ha capito che al Monte dei Paschi ci sono valori, soprattutto umani, e una rete che ha superato tutte le intemperie. Rimette la banca in carreggiata, addirittura conquista il salotto bono della finanza italiana, il santuario laico rappresentato da Mediobanca. Roba da non credere. Si innamora di Siena ma, più sorprendente, Siena si innamora di lui. Gli conferisce il Mangia tra gli applausi sentiti, perché aveva ridato fierezza al Monte, ma nella finanza non contano i sentimenti e altri, più potenti di Lovaglio, hanno capito che la banca più antica del mondo stava tornando ad essere troppo ingombrante e concorrenziale. Meglio provare a conquistarla, Antitrust permettendo.





