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Economia

Legge di Bilancio tra flat tax e iniziative per i giovani

La Stampa pone una domanda: Che fare con la legge di Bilancio? Attendere l’accordo con Bruxelles su ogni dettaglio o portarsi avanti su ciò che si può decidere in autonomia? Il vertice di ieri sera fra Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti (nella foto) e i leader della coalizione di centrodestra Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi – il terzo in pochi giorni – ha deciso di tirare dritto, e poi si vedrà. Con molta probabilità già domani ci sarà il Consiglio dei ministri per varare una prima bozza del provvedimento. Un testo diviso sostanzialmente in due: una parte – circa dieci miliardi – che il governo deve finanziare fino all’ultimo euro con nuove entrate o tagli di spesa, altri 14 miliardi resi possibili dal deficit autorizzato dalla Commissione europea ma solo su misure vagliate una a una dagli uffici di Bruxelles, e concentrate su energia e difesa.

La prima parte della manovra è quella su cui si può procedere. Fra i partiti sembra esserci l’accordo per concentrare le risorse su misure efficaci e visibili. Le proteste di questi giorni, di studenti e non, hanno convinto Palazzo Chigi a intervenire in particolare a favore di giovani e donne, sia per abbattere il carico fiscale dei lavoratori, sia quello delle imprese. Misure «per sostenere il potere d’acquisto e dare impulso all’economia», scrive la nota diffusa dopo il vertice.

Fonti della maggioranza danno per certa una tassa piatta al 5 per cento a favore dei nuovi assunti fino a trenta o trentacinque anni. Le imprese potranno a loro volta contare su un rafforzamento della deduzione esistente sul costo del lavoro se assumono quegli stessi giovani, o donne, in particolare quelle con figli a carico. Ieri sera le stesse fonti davano per probabile anche una norma per rilanciare l’apertura dei negozi nelle aree urbane: l’affitto di immobili destinati a quell’uso – e di dimensioni inferiori ai trecento metri quadrati – dovrebbero ottenere una cedolare secca al 21 per cento, che scenderebbe al dieci nelle aree metropolitane.

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IL CASO

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Niccolò Carratelli27 Ottobre 2026

Le questioni sub iudice sono tre: la Lega insiste per mandare un segnale agli anziani, e per questo propone di utilizzare parte dei risparmi derivanti dai tagli delle rivalutazioni alle pensioni più alte a favore delle minime. Forza Italia a sua volta preme per confermare il promesso taglio Irpef (dal 43 al 33 per cento) ai redditi superiori ai cinquantamila euro l’anno. La coperta però è cortissima e il beneficio qui rischia di essere risibile.

Spiega un autorevole esponente del governo, fin qui sostenitore della misura: «Non sarebbe la prima volta che l’opinione pubblica rimane delusa da un intervento di questo tipo». E infine: se e come mandare un segnale a favore del settore della sanità, uno degli argomenti più sensibili in vista della campagna elettorale. Poi c’è la parte di manovra – quella più grossa – che è ancora appesa alla trattativa con Bruxelles. Per questa sembra avanzare un metodo simile a quello adottato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

I 14 miliardi della “clausola di salvaguardia nazionale” su cui punta Giorgia Meloni punta per irrobustire la finanziaria sono a portata di mano, ma a una condizione: accettare che la Commissione valuti gli interventi uno ad uno prima di autorizzarli. Proprio come per il Pnrr, Bruxelles verificherà che le risorse finanzino spese ammissibili, misurerà l’efficacia dei progetti e l’impatto sui conti pubblici. Con un ulteriore vincolo: l’Italia dovrà trasmettere due volte l’anno l’elenco degli interventi e dei relativi costi.

Più che festeggiare, a Palazzo Chigi c’è da capire quanto margine la Commissione sia disposta a concedere davvero. Persa o quasi la battaglia per ulteriore flessibilità in nome dell’inflazione, la partita si gioca sulla possibilità di finanziare progetti che, nelle intenzioni del governo, vanno dalla riqualificazione energetica degli edifici ai nuovi investimenti in infrastrutture. Investimenti che – dopo la sostanziale fine del piano europeo da duecento miliardi – crollerebbero a livelli inferiori a cinque anni fa. La risposta ufficiale di Bruxelles alla richiesta italiana non è ancora arrivata.

Ma proprio questa attesa è diventata un problema politico: il governo è stato costretto a rinviare l’invio della manovra alle Camere, inizialmente previsto entro il 20 ottobre. Ieri sembrava che il via libera dovesse slittare a fine mese. In teoria, prima di farlo, occorrerebbe definire le linee guida sull’utilizzo della clausola europea e giovedì è prevista una riunione dei direttori generali del Tesoro dei Ventisette dedicata a questo.

I tecnici avrebbero voluto attendere l’appuntamento, ma durante il vertice si è deciso di non dare l’impressione di restare appesi a decisioni prese altrove: da un punto di vista politico, una pessima impressione. Nei fatti sarà così: il testo dettagliato della legge di Bilancio per il 2027 arriverà alle Camere solo la prossima settimana.

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