Niente tassa sugli extraprofitti di banche e assicurazioni ma 5 miliardi dovrebbero arrivare con la persuasione
La svolta politica della Manovra passa da Antonio Tajani (nella foto). Il leader di Forza Italia accetta che banche e assicurazioni contribuiscano ai cinque miliardi chiesti dal Tesoro, ma pone una condizione: niente tassa sugli extraprofitti, niente misure punitive. Salvini conserva il risultato da rivendicare, ma deve aspettare sulle pensioni, e Giorgia Meloni trattieneper sé il margine per mediare. Con Giancarlo Giorgetti che prova a chiudere la legge di Bilancio da 23,5 miliardi senza compromettere i conti. Nel terzo confronto fra i leader in una settimana, a distanza, si fissa l’obiettivo del Consiglio dei ministri di domani 28 ottobre. Non è ancora il via libera: pesa la risposta di Bruxelles.
Tajani parla di “collaborazione” di banche, assicurazioni e “altre realtà”, citando Cassa depositi e prestiti. Vuole escludere le banche di credito cooperativo e invita a cautela sulle fondazioni bancarie. Ma “in questo momento bisogna in qualche modo trovare delle soluzioni, prevedere coperture finanziarie”, ha spiegato Tajani, riconoscendo che potranno esserci provvedimenti “che magari possono non piacere”, ma insistendo sulla necessità di “lavorare di fioretto e non di accetta”. È il passaggio che permette a Meloni di contenere lo scontro con Salvini. Ma l’intesa è politica, non tecnica: i cinque miliardi restano da distribuire, gli strumenti fiscali da scrivere, gli istituti da convincere dopo l’accordo triennale del 2025. Lo scrive il Quotidiano Nazionale.





