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Politica

Fine settimana di dibattiti nel Pd e aree limitrofe

Aldo Torchiaro sul Riformista scrive sui due appuntamenti, nello stesso fine settimana, che raccontano le differenze che attraversano il centrosinistra. A Montepulciano si riunisce il «correntone» del Pd, con Andrea Orlando, Dario Franceschini e Roberto Speranza. A Orvieto, LibertàEguale e Base Italia chiamano a raccolta i riformisti, dentro e fuori il partito, da Paolo Gentiloni a Giorgio Gori, da Piero Fassino a Lorenzo Guerini, da Raffaella Paitaa Benedetto Della Vedova. A Montepulciano si cerca una sintesi interna al Pd. Orvieto prova a costruire un’area riformista più ampia e trasversale, capace di dialogare con le diverse componenti del centrosinistra e di proporre un’alternativa di governo.

Due appuntamenti che riflettono strategie differenti: ricomporre gli equilibri del partito oppure allargare il perimetro politico e programmatico della coalizione. La prima differenza riguarda la politica estera. Orvieto mette al centro il sostegno all’Ucraina e la prospettiva del suo ingresso nell’Unione europea. Una linea netta, che considera la difesa di Kyiv un punto fermo e la collocazione europea una scelta strategica. A Montepulciano, invece, il confronto appare più esposto alla ricerca di compromessi tra sensibilità diverse, con il rischio di lasciare in ombra le scelte internazionali decisive. La seconda differenza riguarda le primarie. I riformisti sostengono un sistema a doppio turno, con più candidati e la possibilità di misurare le diverse anime della coalizione prima di convergere su un nome. È un metodo che favorisce il confronto sui programmi e consente di costruire una maggioranza più larga al secondo turno. La prospettiva del turno unico, con una competizione polarizzata tra Elly Schlein e Giuseppe Conte,ridurrebbe invece lo spazio per candidature alternative e per una discussione autentica sulle priorità del futuro governo. Anche sulle riforme costituzionali emerge una distanza. Orvieto rilancia la necessità di intervenire sulle istituzioni attraverso cambiamenti condivisi, senza trasformare la Costituzione in un terreno di scontro ideologico.

L’impostazione difensiva, che assume il testo costituzionale come un argine da preservare senza aprire un confronto sulle modifiche possibili, rischia di sostituire la discussione di merito con una contrapposizione identitaria. Lo stesso vale per la legge elettorale. I riformisti possono criticarne l’impianto, a partire dall’assenza del ballottaggio, senza demonizzare ogni ipotesi di riforma. Il punto è discutere regole, rappresentanza e conseguenze politiche, valutando quali meccanismi possano garantire governabilità e legittimazione. Un rifiuto pregiudiziale, al contrario, impedisce di distinguere tra le soluzioni da contestare e quelle da correggere. Infine, l’economia. Orvieto punta su proposte concrete: liberalizzazione dei mercati, produttività, crescita e recupero del fiscal drag, per evitare che gli aumenti nominali dei redditi siano erosi dal prelievo fiscale. È un’agenda che cerca di collegare il riformismo alle condizioni materiali di famiglie e imprese. A Montepulciano il richiamo alla giustizia sociale e ai bisogni dei cittadini resta centrale, ma deve tradursi in misure verificabili, finanziariamente sostenibili e capaci di incidere sulla crescita. La differenza, dunque, non è soltanto organizzativa.

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