Perché riprendono invece di scappare? Le risposte a questa domanda
Perché riprendevano invece di scappare? È la frase che leggo ovunque sotto la notizia della tragedia di Crans-Montana. Una frase che sembra semplice, quasi ovvia. E invece è una frase che fa male. Perché giudica senza capire. Perché arriva dopo, quando l’orrore è già accaduto, e cerca colpe dove servirebbe comprensione.
Di fronte a tragedie come questa, l’opinione pubblica spesso si aggrappa a una domanda rassicurante: “Perché non hanno fatto la cosa giusta?” È rassicurante perché ci illude che esista sempre una scelta corretta, lucida, razionale. Ma è un’illusione adulta, non una verità psicologica. La riflessione è di Giuseppe Lavenia su La Repubblica.
Il 3 gennaio si è posto la stessa domanda Gianluca Nicoletti su La Stampa e scrive “Dobbiamo assumere consapevolezza di quanto lo smartphone non sia più da considerare un “utility” per lo svago o il lavoro, è una vera e propria protesi cognitiva, soprattutto per gli individui a cui è stato messo in mano prima ancora che imparassero a leggere e scrivere. Per restare nell’ambito della notizia, proprio in Svizzera i numeri sono rilevanti: il 60% dei bambini tra i 10 e gli 11 anni possiede già uno smartphone, mentre il 25% dei bambini tra i 6 e i 7 anni ha accesso a un tablet personale (studio MIKE del 2021). Per chi è stato sottoposto a un tale training formativo può accadere che nelle situazioni estreme il comando mentale che parte all’istante non sia più quello che suggerisce: «Chiama aiuto, mettiti in salvo, collabora a soccorrere». Piuttosto a ogni stimolo di fronte al pericolo che potrebbe essere considerato fino a qualche anno fa nella norma, si sovrappone un unico imperativo: «Riprendi». È possibile pure che guardare ciò che atterrisce in un display, abbia la funzione di creare una barriera psichica, attenua la paura come quando, noi boomer, da piccoli guardavamo i film dell’orrore attraverso le fessure tra le dita delle mani, con cui ci coprivamo gli occhi. Oggi va così, solo una precoce e capillare azione culturale potrebbe restituire senso e consapevolezza, altrimenti il messaggio: «Trasforma tutto ciò con cui impatti in un contenuto», condizionerà sempre più l’istinto primario prevalente di fronte a fluttuazioni emotive o eventi imprevedibili che offre il quotidiano”.
Intanto prosegue l’inchiesta giudiziaria e lo sconforto interminabile dei familiari delle vittime.





