Prevenzione e repressione ma anche un piano per i giovani
Mozzanti su InPiù commenta le violenze di questi giorni. Comprendiamo la propaganda politica, ma riesce difficile capire perché le due politiche per affrontare le violenze di piazza dei giovani e giovanissimi non possano procedere insieme. Perché alle norme (rafforzate ieri dal governo col sesto decreto sicurezza) per prevenire (con maggiore intervento dell’intelligence come sostiene l’ex prefetto Serra), contenere e reprimere i violenti non possa affiancarsi una politica sociale per cercare di arginare le cause del disagio giovanile, un “piano giovani” come quello proposto dalla Fornero.
La rivolta assume sempre più l’aspetto di una guerra intergenerazionale, visto che l’Istat indica che il 26% dei giovani ha paura del futuro e il 14% e’ in povertà assoluta. E veniamo da anni di provvedimenti a favore degli adulti o anziati (dal superbonus alle flat tax, alle pensioni) che detengono la ricchezza immobiliare o finanziaria. E’ vero che gli anziani sono di piu’ e votano piu’ dei giovani. Ma una politica che guardi oltre il proprio naso dovrebbe pensare, almeno un po’, anche alle prossime generazioni.





