Il Gabinetto Vieusseux inaugura a Firenze la mostra dedicata a Carlo Lorenzini
Roberto Pizzi.
Il Gabinetto Vieusseux rende omaggio a Carlo Lorenzini, alias Collodi, nel bicentenario della sua nascita, con una mostra curata da Elisa Martini e Benedetta Gallerini, all’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” di Palazzo Corsini Suarez, che resterà aperta fino al 15 giugno 2027. Questo evento, che si avvale delle collaborazioni del “Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi”, della “Fondazione Collodi” e della “Società Dante Alighieri”, offrirà ai visitatori l’opportunità di vedere numerosi documenti originali, prime edizionie giornali d’epoca, volumi rari, opere d’arte. Fra i documenti più preziosi in mostra vi sarà la prima edizione de “Le Avventure di Pinocchio” pubblicata a Firenze nel 1883. Non mancherà neppure il volume tradotto da Lorenzini delle Favole di Charles Perrault, restaurato dopo i danni subiti dalla alluvione del novembre 1966. Queste due opere, per altro, sono ritenute quasi complementari dalla critica letteraria, in quanto proprio I racconti delle fate, che fu il titolo assunto dalla traduzione di Collodi dei famosi Contes de ma mére l’Oye (Racconti di mamma Oca), rappresentarono il momento della svolta letteraria nella carriera di Collodi. L’editore fiorentino Paggi (poi Bemporad) gli commissionò la traduzione di fiabe francesi del Sei e Settecento, tra cui i racconti di Perrault e l’opera venne pubblicata nel 1875 dopo che Carlo Lorenzini aveva adattato le fiabe francesi e i loro personaggi alla realtà toscana del secondo Ottocento. In questo clima fantasioso s’avviava la composizione de Le avventure di Pinocchio, l’opera della maturità a cui lo scrittore deve la sua fama (postuma).
Nel tempo il testo ebbe moltissime edizioni (circa 200 solo in Italia) e traduzioni in 260 dialetti e lingue (anche in latino). Ma come classificare questo libro in senso letterario? Una “storia di Formazione”, una Fiaba o una Favola? Realtà e fantasia s’intersecano anche nella dimensione spazio-temporale: le strade, le case, il borgo, la città si proiettano in una prospettiva senza luogo e senza tempo e, quindi, potenzialmente appartenenti “a ogni luogo” e “a ogni tempo”. Analogamente si intersecano personaggi verosimili (come Geppetto e Lucignolo) e personaggi di fantasia (come il Grillo Parlante o il Gatto e la Volpe). Ma nel libro di Collodi convivono più generi. La storia si incrocia con il racconto orale toscano, col moderno romanzo d’appendice e con il racconto picaresco. Viene quindi definito in più modi, come del resto molteplici sono le interpretazioni morali e filosofiche del libro. Viene definito come una Fiaba, genere letterario dove compaiono personaggi fantastici (fate, orchi, giganti, ecc) e Pinocchio può essere visto come tale perché è un capolavoro di narrativa fantastica. La Fiaba in genere è scritta per i bambini ed è costituita da racconti non brevi (come invece la Favola). Ma non sempre è così e Pinocchio ne è una dimostrazione. Il racconto di Collodi si può annoverare anche fra le Favole, dove sono presenti gli animali, che diventano personaggi dai quali scaturisce un significato morale (vedi le Favole di Esopo, di Fedro, di La Fontaine).
Collodi nel suo racconto ne rappresenta molti: cani e gatti, volpi,lumache, tonni e pescecani, colombi, pappagalli,grilli, corvi e civette, gorilla, marmotte, asini. Alcuni dei loro nomi sono ripresi dalla letteratura classica, come i tre cani presenti nel racconto: Melampo, Medoro, Alidoro. Medoro è il “can-barbone” della Fata turchina il cui nome è tratto dall’Orlando Furioso di Ariosto; Melampo è il cane da guardia che era colluso con le faine e che viene rimpiazzato da Pinocchio dal contadino che lo ha scoperto a rubargli l’uva ed il suo nome deriva dalla mitologia greca ; Alidoro, il can mastino dei poliziotti, salvato dall’annegamento da Pinocchio, è presente in un poema di Torquato Tasso, nonché in un’opera di Rossini. Nello stesso tempo il racconto può essere definito una favola anche perché è portatore di una Morale didascalica (per i giovani) ed una esoterica, per gli adulti. È anche definito un racconto del genere “picaresco”, ossia di quel genere letterario spagnolo creato col cinquecentesco romanzo dal titolo Lazarillo de Tormes, che narra le vicende del “ picaro” – sinonimo di monello, di bassa estrazione sociale, “briccone, furfante. Le antologie della scuole superiori lo definiscono anche come un “Romanzo di formazione”: il bambino, portatore di un’istintiva vitalità, resistente (come il legno di cui é fatto) a essere educato, si trasforma dopo una serie di prove in un adolescente consapevole, pronto ad assumersi le proprie responsabilità di cittadino onesto e operoso. Infine, un’altra definizione è quella di “Romanzo d’appendice”, un genereletterario che si diffuse nei primi decenni dell’Ottocento e che fu noto anche col termine francese feuilleton (parola che indicava il racconto a puntate collocato nella parte bassa della pagina). Il messaggio di Collodi si affaccia comunqueverso il pubblico più vasto dell’Italia post-unitaria, individuando nella consapevole e non imposta“etica del sacrificio” la via più idonea al progresso morale e civile della nuova nazione. Eppure, a differenza di quanto avviene in “Cuore” di De Amicis, il messaggio di Collodi si sviluppa in modo ambivalente: attraverso l’impianto pedagogico affiora, infatti, un’indubbia simpatia per la natura irrequieta del protagonista, per la sua insofferenza delle regole e della scuola. Possiamo dire che si colloca come una grande lettura utopica, dinamica, tutt’altro che conservatrice. La peculiarità di Pinocchio consiste nella solidità di questo impianto pedagogico che non rinuncia però all’estro della fantasia: non a caso il mondo povero e dimesso della campagna toscana si popola nel libro di simboli che rendono la sua dimensione universale.





