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Politica

Aumentano le disuguaglianze e si scatenano rabbia e violenza

Michele Serra su La Repubblica scrive che limitarsi a condannare la violenza nelle strade di Milano sia un esercizio retorico che impedisce di comprendere le cause dei disordini. Critica le polemiche tra governo e opposizione, in particolare l’attacco del ministro Piantedosi al sindaco Sala. I saccheggi compiuti da gruppi di giovanissimi non hanno, secondo Serra, una matrice ideologica né un’organizzazione politica. Sono una rivolta sociale priva di contenuti politici, alimentata dall’impotenza e dall’ossessione per i consumi. La ricerca di scarpe e abiti costosi come simboli di affermazione personale rivela la subordinazione anche dei più poveri ai modelli della società dei consumi.

Serra individua le radici del fenomeno nell’aumento delle disuguaglianze, nell’impoverimento del ceto medio e nella crescente separazione tra centri urbani benestanti e periferie. La questione decisiva non è l’origine etnica o religiosa dei protagonisti, ma la condizione economica e sociale. Quando la mobilità sociale si blocca e chi vive ai margini perde la speranza di migliorare la propria condizione, le società si deteriorano. Per questo Serra critica l’annunciata legge “anti-maranza” di Salvini, sostenendo che le norme debbano valere per tutti, senza distinzioni. La violenza non può essere compresa separatamente dalle trasformazioni sociali che attraversano le città europee. Serra conclude indicando tre esigenze. La prima è non confondere i saccheggiatori con chi manifesta pacificamente: la libertà di protesta è essenziale alla democrazia e va difesa tanto dalla violenza quanto dalla repressione. La seconda è abbandonare l’illusione che chiusure, misure punitive e barriere possano garantire sicurezza, puntando invece sull’inclusione, sulla scuola pubblica e sugli investimenti sociali. La terza è non scambiare la rabbia distruttiva per una rinascita della politica. I saccheggi non esprimono un progetto di emancipazione, ma la dipendenza dai simboli del consumo. Occorre quindi continuare a proporre ai giovani un’idea di vita e di partecipazione che non si esaurisca nel possesso delle merci.

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