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Il filo rosso del disagio, Piombino e la metamorfosi incompiuta della Toscana

di Pablo Cinci.*

C’è un sottile filo rosso che attraversa la Toscana contemporanea, unendo eventi apparentemente distanti in un quadro d’insieme che non permette più di volgere lo sguardo altrove. È il filo che lega i dati sulla povertà diffusi dalla Caritas a un crescendo di microcriminalità e violenza urbana in territori che, fino a ieri, si sentivano isole felici. È il filo di una conflittualità giovanile che esplode in rissa, sintomo di un corpo sociale che muta profondamente senza essere gestito, ancorché prevedibile.

All’interno di questa tempesta perfetta c’è Piombino. Qui, i numeri non sono più statistica: sono un grido d’allarme. Quando migliaia di lavoratori dell’indotto e intere nuove generazioni sopravvivono con meno di 15.000 euro annui (Fonte: Elaborazioni MEF/ISTAT 2024-2025), non siamo di fronte a una flessione economica, ma a un baratro sociale. 

Dalle Tute Blu ai Pacchi Alimentari

Il nesso tra la crisi della siderurgia e l’indigenza attuale è brutale nella sua evidenza. Il passaggio dai salari industriali garantiti — che per decenni hanno nutrito non solo le famiglie, ma la dignità e l’identità stessa del territorio — a un’economia fatta di ammortizzatori sociali, cassa integrazione e precariato stagionale ha spezzato la spina dorsale della Val di Cornia.

L’ultimo rapporto “Oltre. Sguardi di futuro. Rapporto 2024 sulle povertà nelle Diocesi Toscane” parla chiaro: le richieste di aiuto alimentare sono aumentate del 30% nell’ultimo biennio (pagina 92). Un dato che nasconde una verità amara: la povertà ha bussato alle porte del ceto medio. Come sottolineato dal vescovo Mario Vaccari nell’introduzione al rapporto (pagina 8), la risposta alimentare rimane oggi la forma di aiuto prevalente e più urgente. Questo vuoto economico ha generato un degrado che si manifesta nella devianza: furti, aggressioni e accoltellamenti riportati dalla cronaca locale non sono che l’onda d’urto di una disperazione che ha perso i suoi punti di riferimento. Una città che perde il lavoro, perde inevitabilmente sicurezza e decoro.

L’Emorragia Silenziosa

Mentre il tessuto sociale si sfilaccia, Piombino assiste a un’altra perdita irreparabile: la fuga dei cervelli. I giovani, cresciuti in una comunità che sembra aver smesso di sognare, portano altrove le proprie competenze (Dati Istat emigrazione giovanile Val di Cornia). È uno spopolamento che agisce, in modo silenzioso, ma inesorabile come una condanna definitiva: senza eccellenze, non c’è futuro. La povertà minorile nella fascia 0-3 anni, analizzata attraverso lo studio Save the Children “Domani Im(possibili)” integrato nel rapporto Caritas (pagina 67), colpisce duramente la nostra Diocesi, evidenziando una segregazione sociale che impedisce ai nuovi nati l’accesso ai servizi essenziali: è il prodromo di una società che fatica a rigenerarsi.

La  Cultura del Lavoro contro l’Assistenzialismo

Piombino non può rassegnarsi a diventare una periferia assistita. La soluzione non è il sussidio, ma il ritorno alla produzione e all’innovazione. In quest’ottica, la realizzazione del progetto Metinvest-Danieli e la conclusione della vendita di Liberty Magona per un suo immediato rilancio produttivo, sono investimenti vitali. Per Metinvest-Danieli, la nomina di un Commissario di Governo con poteri straordinari è l’unica via per recidere i lacci della burocrazia e accelerare le pratiche autorizzative, in coerenza con la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale (Art. 13 D.L. 104/2023). Allo stesso modo, per Liberty Magona, la vendita rappresenta il presupposto necessario per qualsiasi rilancio industriale che voglia essere preso sul serio.

Il Realismo del Rigassificatore e il Nodo delle Compensazioni

In questo scenario, serve un bagno di realismo politico. Bisogna avere il coraggio di abbandonare le posizioni contrarie al rigassificatore Snam, spesso velleitarie e ideologiche. L’infrastruttura è oggi un volano fondamentale per i traffici di rinfuse liquide per il porto di Piombino; negarne l’importanza significa mettere a rischio l’operatività stessa dello scalo piombinese. Ma lo sviluppo non può essere a senso unico. È tempo di riaprire il tavolo delle compensazioni seguendo, in prima istanza, il solco della Legge Marzano (Legge 239/2004).

Inoltre, proponiamo la creazione di una Commissione Istituzionale per l’attuazione delle cosiddette compensazioni governative, dove si attivi il necessario confronto per riconoscere alla nostra comunità lo sforzo compiuto per l’interesse energetico nazionale, affinché siano stanziate le risorse per le bonifiche, il completamento infrastrutturale e l’abbattimento dei costi energetici per imprese e famiglie. Non c’è più tempo per i “no” di principio. Riportare il lavoro a Piombino, con competenza e rigore, è l’unico modo per sconfiggere la povertà e restituire la città ai suoi cittadini.

*Pablo Cinci è il presidente di Appello per il lavoro e lo sviluppo a Piombino

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