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Il carovita accende la protesta e le piazze si trasformano in teatro di scontri

Pile of printed newspapers on blue background

Il carovita accende la protesta, le piazze si trasformano in teatro di scontri, che vengono raccontati da Open. Da Milano a Torino, da Bergamo fino a Bologna, quella di sabato è stata una giornata di mobilitazione contro stipendi bassi, affitti alle stelle e costo della vita sempre più insostenibile, degenerata in ore di guerriglia urbana, devastazioni e scontri con le forze dell’ordine. Sassaiole, bomba carta, cariche della polizia, idranti, lacrimogeni e barricate hanno lasciato dietro di sé un corollario, ancora da contabilizzare in via definitiva, di arresti, di denunce e di feriti. Il giorno dopo è però, sempre, tempo di bilanci: da una parte le ragioni della mobilitazione e le richieste inascoltate, dall’altra il conto dei danni.

Nel cuore di Milano la tensione è salita fin dall’inizio del corteo. Bombe carta e fumogeni sono stati lanciati contro la polizia, che ha caricato i manifestanti. Da piazza Duomo, gli scontri si sono propagati nelle vie del centro, tra turisti spaventati, negozianti costretti ad abbassare le serrande e attività commerciali con le vetrine esposte al rischio di danneggiamenti. Biciclette elettriche e cestini sono stati rovesciati, sassi e petardi lanciati per strada. In corso Vittorio Emanuele II, materiali smontati da un’impalcatura sono stati utilizzati per alimentare un falò. Nel capoluogo lombardo, almeno quattro feriti tra gli agenti e 20 tra i manifestanti e oltre 50 giovani fermati. La metà di loro sono minorenni. Nonostante una temporanea attenuazione della tensione in serata, gli scontri e i danneggiamenti sono proseguiti fino a tarda ora.

Immediata la reazione del governo: «Manifestare è un diritto – ha detto la premier Giorgia Meloni _ ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione». Il primo a parlare sul fronte opposto è il sindaco della città più ferita, Giuseppe Sala: «Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta».

A Torino, il corteo avrebbe dovuto concludersi in piazza Castello dopo aver attraversato il centro. Poco dopo le 17, però, la manifestazione è sfuggita al controllo degli organizzatori. Un gruppo di incappucciati ha preso la testa del corteo, dando inizio agli scontri. Alla stazione di Porta Nuova è stata devastata la libreria Feltrinelli: scaffali svuotati, libri e dischi rovesciati a terra. All’esterno sono partiti lanci di bottiglie, pietre e lacrimogeni. Nelle vie del centro sono state improvvisate barricate con bidoni, cestini, transenne, sedie e tavolini dei dehors, mentre i commercianti abbassavano le serrande per proteggere le proprie attività.

La polizia ha fermato 12 persone, dieci delle quali minorenni. Secondo la cronaca, negli zaini e nelle tasche di alcuni fermati sono stati trovati petardi, sanpietrini, martelletti frangivetro e bottiglie molotov. Tre ragazzi sono rimasti feriti durante gli scontri. La frattura con chi voleva manifestare pacificamente è emersa nelle parole di Nicole Albanese, una delle organizzatrici: «Noi volevamo solo protestare contro il carovita, non doveva finire così». La stessa organizzatrice ha accusato i gruppi antagonisti di aver preso il controllo del corteo, dissociandosi dalle violenze.

A Bologna erano circa tremila le persone scese in piazza per protestare contro il costo della vita, per il diritto allo studio e contro le guerre. Nel pomeriggio, un gruppo di circa 300 manifestanti incappucciati si è diretto verso la stazione centrale, dove sono iniziati gli scontri con le forze dell’ordine schierate a difesa degli ingressi. Biciclette elettriche, transenne, cassonetti e materiali di un cantiere del tram sono stati utilizzati per costruire barricate.

Alcuni oggetti sono stati incendiati, mentre sono stati danneggiati cantieri, segnaletica stradale, biciclette e vetrine di attività commerciali. Anche l’accesso principale alla stazione è stato chiuso per ore, con i passeggeri indirizzati verso ingressi secondari. Il traffico della zona è rimasto paralizzato. In risposta, la polizia ha utilizzato oltre 400 lacrimogeni. Il bilancio riportato parla di 36 carabinieri e poliziotti che hanno avuto bisogno di cure mediche. Quattro minorenni sono stati arrestati, sette giovani denunciati, dieci persone accompagnate in questura e altre 40 identificate.

Nel frattempo, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) – scrive il Corriere della Sera – monitora gli scenari che si sono sviluppati negli ultimi giorni nelle città italiane e si prepara ai prossimi appuntamenti. La data cerchiata in rosso è quella del 30 ottobre quando è stata organizzata una mobilitazione nella Capitale. Il timore degli apparati è che possa trattarsi di una prova generale per un autunno che si preannuncia caldo sul fronte dell’ordine pubblico.

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