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Sanità’

L’evento del Biotecnopolo misura la capacità di convocare ma non quella di produrre ricerca

African American female scientist working in laboratory focusing on microscopic examination wearing lab coat and safety glasses carefully analyzing results with precise concentration

Pierluigi Piccini.

All’auditorium Mps nel viale Mazzini a Siena c’erano tutti: il ministro della Salute, il presidente della Regione, senatori, deputati, il sindaco, i vertici delle grandi imprese farmaceutiche e di Leonardo. Un evento così misura la capacità di convocare, non quella di produrre ricerca. E chi ha letto con attenzione le cronache della giornata se ne accorge subito. Di numeri non ce n’è nemmeno uno. Mancano la dotazione effettivamente spesa, i ricercatori assunti, una data per i laboratori, lo stato dei progetti finanziati. Al loro posto ci sono le metafore della cintura di sicurezza del Paese e dell’orchestra di cellule, e la conferma del sostegno governativo, affidata a un’intervista uscita il giorno prima. L’unico risultato tangibile citato è il dottorato con l’Università, attivo da tre anni. È poco, per una fondazione nata con un mandato nazionale e con risorse pubbliche considerevoli.

Ma ancora più del silenzio sui numeri colpisce lo spostamento del vocabolario. Il Centro nazionale antipandemico era la ragione d’essere del Biotecnopolo e la parte più consistente del finanziamento previsto, e nel racconto della giornata quasi non compare. Al suo posto si parla di sicurezza nazionale, di supercalcolo, di intelligenza artificiale, di cybersicurezza. La salute diventa un capitolo della difesa, e la ricerca su vaccini e anticorpi rischia di sciogliersi in un generico hub di incontro tra pubblico e privato. Le parole non sono innocenti. Quando una missione cambia nome, spesso sta cambiando anche sostanza, e lo fa senza che nessuno debba dichiararlo.

Questa lettura nasce dalla storia recente della Fondazione. Ci sono state le risorse rimaste a lungo ferme. C’è stato l’inserimento del Biotecnopolo nel riordino degli enti giudicati poco operativi. Il nuovo statuto ha ridimensionato la figura del direttore scientifico e il ruolo di Toscana Life Sciences, mentre in Regione si è espresso apertamente il timore che il centro antipandemico venisse svuotato, lasciando in vita soltanto qualche progetto. E alle origini c’era già chi contestava un’assegnazione di fondi decisa per legge, senza procedure competitive, con il pericolo di costruire l’ennesimo contenitore più che un luogo di scienza.

La voce più sincera della giornata è venuta da un ricercatore senese, Emanuele Montomoli. Ha detto che i ricercatori italiani sono tra i migliori al mondo e tra i meno pagati, e che con un’impresa privata un accordo si chiude in una giornata, mentre con il pubblico i tempi sono altri. È esattamente il nodo che le dichiarazioni ufficiali scavalcano. Il ministro ha detto che la politica deve adeguarsi ai tempi della scienza. Ha ragione, ma finora è accaduto il contrario: la scienza ha dovuto adeguarsi ai tempi della politica, ai cambi di governo, ai riassetti statutari, alle attese.

Siena ha bisogno del Biotecnopolo, e proprio per questo non può accontentarsi della cerimonia. Le istituzioni locali, invece di applaudire, dovrebbero chiedere alcune cose semplici: quanto è stato speso, in che cosa, con quali assunzioni, e con quale calendario per il centro antipandemico. Una città che ha già conosciuto il prezzo delle grandi promesse non verificate dovrebbe averlo imparato. Il sostegno di un ministro non si misura dalle parole pronunciate in un auditorium, ma dai bilanci dell’anno dopo.

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