E’ Garavaglia il nordista pragmatico che non fa dormire sonni tranquilli a Salvini
I «nordisti» raccolgono la sfida di Matteo Salvini. Al congresso straordinario della Lega, convocato dal segretario per chiudere un’estate di tensioni interne sulla linea del partito, ci sarà un candidato alternativo. A portare la bandiera dei dissidenti sarà Massimo Garavaglia (venerdì a Siena all’iniziativa del Biotecnopolo), senatore di lungo corso del Carroccio, da sempre vicino ad Attilio Fontana e Giancarlo Giorgetti. Se Salvini non sarà più l’unico candidato alla segreteria, scatterà il voto segreto dei circa 700 delegati chiamati a esprimersi. Lo scrive Il Riformista.
Ma il condizionale resta d’obbligo: per entrare formalmente in corsa, Garavaglia dovrà raccogliere almeno 80 firme tra i delegati entro mercoledì prossimo. «Almeno ottanta delegati che ci mettono la faccia e firmano…», ragionano tra i nordisti. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando il clima interno al partito e l’avvicinarsi delle elezioni politiche, con il delicato capitolo della composizione delle liste. Forse anche per questo Garavaglia provoca il segretario: «Non me ne preoccupo, Salvini ha sempre detto che le firme non sono un problema». Il riferimento è alla promessa dello stesso leader leghista di aiutare, eventualmente, lo sfidante a raccogliere le sottoscrizioni necessarie.
Il dado, dunque, sembra tratto. Da giorni Salvini punzecchiava i dissidenti, invitandoli a trovare un candidato e a portare al congresso «idee e proposte». Da Bruxelles il segretario accoglie senza tensioni la candidatura: «Bene, ho convocato un congresso proprio perché ci sia gente che si candidi, che fa proposte, porta idee, presenta mozioni. Più gente c’è che porta idee, meglio è. Io sono convinto delle mie idee e saranno i militanti a decidere cosa sarà la Lega. Ma più gente si mette in gioco, meglio è». Più ruvido il commento dei suoi fedelissimi. «Siamo contenti che ci sia uno sfidante, così finalmente capiremo cosa vogliono i nordisti. Interviste ne hanno sempre fatte tante, proposte poche». E il riferimento alla recente definizione di Garavaglia, che al Foglio ha parlato di «spirito goliardico», diventa subito un’arma polemica: «Ci vorrebbe rispetto per le assise del partito, non una candidatura fatta soltanto per alimentare altre polemiche». Un parlamentare salviniano aggiunge, velenoso: «Sempre che non sia solo un modo per acquisire visibilità e garantirsi un posto in lista alle prossime elezioni, proprio in quanto minoranza».
Sul piano dei numeri, del resto, la partita appare difficile per Garavaglia, anche con il voto segreto. Il senatore è storicamente vicino a Giorgetti, ma resta da capire quale sarà la posizione del ministro dell’Economia. E altrettanto importante sarà il comportamento dei governatori: Massimiliano Fedriga e, soprattutto, Luca Zaia.«Qualcuno ci seguirà…», assicurano però dalle parti di Fontana e Romeo. La candidatura, comunque vada, produrrà un effetto politico: la nascita di una minoranza organizzata dentro la Lega, con inevitabili conseguenze sugli equilibri interni e, in prospettiva, sulla composizione delle liste. Intanto Garavaglia comincia a delineare la sua piattaforma. E mette subito un punto identitario: «Io sono della Lega più pragmatica, nordista di sicuro, nel senso dell’idea federalista di Umberto Bossi. Non una Lega di estrema destra».





