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Gli spifferi

Il giudice che nel 2009 assolse Stasi: “Mi aiutò una poesia di Baudelaire”

Judge’s gavel, Themis sculpture and collection of legal books on the brown background.

«Sapete come riuscii a risolvere la famosa telefonata di Alberto Stasi al 118 (quella del “credo che abbiano ucciso una persona”)? Grazie a una poesia di Baudelaire». Così il giudice Stefano Vitelli, noto soprattutto per aver emesso la sentenza di primo grado del delitto di Garlasco, racconta agli studenti del liceo Umberto Eco di Alessandria come ha affrontato una delle decisioni più importanti della sua vita: quella che il 17 dicembre 2009 portò all’assoluzione di Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi. C’è un elemento che il giudice Vitelli non manca di rimarcare a ogni passaggio del suo racconto: il ragionevole dubbio (diventato anche il titolo del libro autobiografico scritto insieme al giornalista de La Stampa, Giuseppe Legato). Perché è proprio il dubitare dell’evidenza che lo ha portato all’assoluzione: «Questo è un caso caratterizzato da continue sorprese – ha spiegato agli studenti -. Sorprese che innescano poi un meccanismo di dubbio»

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