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C’è il welfare culturale, salute e benessere nei musei

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Welfare culturale, salute e benessere nei musei. Una giornata di approfondimento in Regione

La fruizione delle arti e, in generale, di tutte le attività culturali può migliorare concretamente la qualità della vita e il benessere individuale. Quale può essere il ruolo del museo a sostegno della salute? La cultura può essere prescritta? I progetti di Museoterapia possono far parte della gestione in chiave sostenibile dei musei? Quali figure professionali possono essere impiegate per questa tipologia di laboratori?
Queste sono solo alcune delle domande al centro del convegno “Welfare culturale e prescrizione sociale. La salute e il ben-essere nei musei”, promosso dall’assessorato alla cultura della Regione Toscana, con la direzione scientifica di Maurizio Vanni e l’organizzazione di Omina, che ha avuto luogo a Firenze nella sala delle Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati.

Una giornata di approfondimenti aperta dai saluti dell’assessora alla cultura Cristina Manetti, sui temi della responsabilità sociale nei musei con un focus sul rapporto musei, salute e benessere. 

“Il welfare culturale non è solamente un’opportunità, ma è anche una necessità del momento in cui stiamo vivendo – ha detto Manetti – Spesso infatti parliamo di welfare e pensiamo ai beni primari: alla salute, all’assistenza sociale, al benessere economico. In realtà una comunità ha bisogno anche di relazioni, di appartenenza al territorio e di bellezza. Ecco che il welfare culturale può essere una leva di valori, per cui è molto importante portare la cultura nei luoghi quotidiani, non solo portare le persone nei luoghi di cultura. Il ribaltamento del paradigma favorisce lo sviluppo di una serie di politiche che stiamo mettendo in campo e che si traducono in altrettante esperienze importanti. L’Oms ci dice che una politica di partecipazione attiva alla cultura migliora anche la salute e questo è confermato dai dati di autorevoli ricerche”.

Tra i numerosi esperti che hanno animato la giornata di studi presenti rappresentanti di reti museali e associazioni che lavorano su welfare culturale, musei e problematiche cognitive, in particolare quelle di Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte, insieme a specialisti di settore come medici, neuropsichiatri, psicoterapeuti, esperti in museoterapia e narrazione terapeutica, aperta alla partecipazione di operatori culturali e museali, direttori di musei, professionisti di settore e studenti universitari. Tra i relatori: Irene Balzani, Annalisa Banzi, Cristina Bucci, Alda Cosola, Cristina De Stefani,Irene Innocente, Gianfranco Marchesi, Daniela Melchiorre, Piero Stanley Pirro, Davide Zanichelli, Valentina Zucchi, moderati da Maurizio Vanni e Michele Morrocchi. Nell’occasione è stato presentato lo studio “Museologia e responsabilità sociale. Inclusione esperienziale, accessibilità, salute e ben-essere” a cura di M. Lanzinger, D. Piraina e M. Vanni.

Il museo è destinato a diventare luogo determinante del welfare culturale e della prescrizione sociale. Le sue nuove mission sono sempre più rivolte verso la responsabilità sociale, l’inclusione e l’accessibilità universale, anche attraverso laboratori di Museoterapia a partire dalle persone fragili, vulnerabili e con problematiche cognitive, supportati da narrazione terapeutica e da team multidisciplinari. L’Assessorato alla Cultura della Regione Toscana dimostra da tempo una profonda sensibilità e una visione lungimirante sui temi del welfare culturale. Attraverso il sostegno a progetti innovativi, l’istituzione promuove con convinzione l’integrazione tra le politiche culturali e quelle sociali, riconoscendo nel patrimonio artistico e nei luoghi della cultura un motore fondamentale per l’inclusione e la coesione del territorio.

La cultura è cura, prevenzione, contrasto all’isolamento e benessere individuale e collettivo. In un’epoca segnata da fragilità, asimmetrie economiche e disuguaglianze educative, le politiche culturali sono chiamate a diventare parte integrante delle politiche di welfare. In questo scenario i musei, intesi come spazio sociale, luogo di incontro, scambio, apprendimento e scoperta, si trasformano in centri capaci di generare nuove forme di comunicazione e risorse per valorizzare le persone e sviluppare le loro abilità. L’obiettivo di mettere l’arte e la cultura a disposizione di chi affronta la sfida della fragilità si è concretizzato in Toscana attraverso progetti di welfare generativo. Iniziative capaci di coniugare attività culturali, bisogni sociali e sanitari per rispondere in maniera innovativa alle necessità delle persone e delle famiglie. 

Frequentare con regolarità i musei, supportando la visita con esperienze laboratoriali come il Mindful Museum, lo Yoga Museum o le “visite guidate speciali”, può apportare benefici concreti all’umore, far ritrovare l’equilibrio psico-fisico e migliorare la qualità della vita anche delle persone affette da stress, ansia, sindrome fibromialgica, Alzheimer o Parkinson, e in generale influenzare positivamente il pensiero, infondendo nuova energia alla nostra esistenza. “Il convegno – ha evidenziato Maurizio Vanni – cerca di approfondire proprio le tematiche legate al welfare culturale e alla prescrizione sociale mettendo al centro i musei e le persone. Gli esempi virtuosi e lungimiranti dei Musei Toscani per l’Alzheimer, uniti a quelli più recenti della Rete MADER – Rete Musei per l’Alzheimer e le demenze dell’Emilia Romagna e del progetto piemontese ‘Museo Benessere: percorsi di cura attraverso l’arte e la cultura’ dimostrano quanto sia stato fatto, ma anche quanto si possa ancora fare confrontando metodi, approcci e risultati ottenuti”.

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