Blog - Stefano Bisi
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Toscana

La stampa cattolica a Lucca sotto il Ducato (1817-1847)

Panoramic sight in Lucca, with the Duomo of San Martino. Tuscany, Italy.

Roberto Pizzi.

Il giornale più influente durante la fase del Ducato dei Borboni fu la Pragmalogia cattolica, ovvero “giornale in cui si discorre in genere delle cose della Religione”. Edito  dal fiorentino Jacopo Balatresi, usciva per la prima volta nel 1828, sotto la direzione del frate Pompeo Lippi , appartenente all’ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio. Tale giornale, che si ispirava ai periodici del cattolicesimo intransigente della Restaurazione, era organico allo spirito lucchese dell’ epoca, privo di una dimensione laica del vivere civile e caratterizzato dall’ abitudine di sottostare alle cure paterne dei preti e dei signori, che si manifestavano con la proibizione di leggere i libri considerati eretici, con l’obbligo di frequentare le scuole di catechismo, il divieto di intrattenersi con le persone sospette, la censura sulla stampa, il controllo dei locandieri affinché facessero rispettare le “vigilie” agli avventori, pene contro i bestemmiatori e “biglietti pasquali” (una sorta di contromarca che attestava, con la riconsegna al parroco, la partecipazione alla funzione religiosa). Tutto ciò rendeva indiscutibile – come riportato da P. G. Camaiani nel suo libro “Dallo stato cittadino alla città bianca”-  specie nelle campagne e nei ceti popolari, l’egemonia ideologica della Chiesa.  Il giornale, che ebbe una lunga vita (cessò nel 1851, rimpiazzato dall ‘ Araldo della Pragmalogia Cattolica, sorta di gazzetta ecclesiastica durata fino al 1862) si collocava –  con particolare evidenza nei primi 10 anni della sua esistenza e sotto la direzione del monaco olivetano Gabriello Grimaldi – nel solco della cultura cattolica reazionaria. 

Compito prefissato, era di riaffermare il primato della religione sulla ragione, riparando all’atto di ribellione umana iniziato con la Riforma Protestante e culminato con la Rivoluzione Francese. La riconquista cattolica doveva procedere con duttilità anche spregiudicata, non disdegnando l’utilizzo di quei mezzi inventati dai rivoluzionari, atti alla formazione del consenso, quali la stampa e la scuola, che non potevano essere abbandonati all’ateismo o allo stato laico. Quindi, sui temi già da tempo all’attenzione dei liberali, quali l’educazione popolare e la libertà di stampa, la Pragmalogia del Grimaldi prendeva decisa posizione, riconoscendo la necessità di fornire un certo grado d’istruzione: quel tanto sufficiente a fare uscire il popolo dall’abbrutimento, in modo da poter recepire un minimo insegnamento religioso funzionale al ripristino dell’egemonia cattolica, ma niente di più. Per il giornale cattolico, l’istruzione non doveva essere strumento dell’emancipazione individuale che avrebbe messo a rischio l’opera religiosa tendente a rendere virtù la sottomissione all’autorità. Essa non doveva essere neppure un mezzo di avanzamento sociale per le classi inferiori, che dovevano restare imbalsamate in un sistema educativo basato su parroci di campagna e sui gesuiti; pertanto, ogni progetto di laicizzazione dell’istruzione e di monopolio statale su di essa andava combattuto, così come andavano ostacolate quelle iniziative filantropiche, di attualità nella Toscana di allora, tendenti a promuovere gli asili infantili.

Sempre in opposizione alle idee liberali, il giornale si scagliava, inoltre, contro la libertà di stampa che avrebbe scardinato l’ordine sociale. Emblematici il discredito gettato sull’ Antologia del Viesseux e i giudizi sulla carta stampata vista come “infernale mania”, verso la quale – ad eccezione dei giornali cattolici che formavano il gruppo della “buona stampa” – si chiedeva l’azione della censura. L’impronta reazionaria del giornale si manifestava anche sulle tematiche economiche e sociali, con l’opposizione ad ogni progetto di riforma agraria che avrebbe strappato i contadini al controllo paternalistico dei proprietari; con l’avversione al processo di industrializzazione, contro ogni manifestazione della civiltà borghese, contro le teorie di Malthus sul problema del rapporto tra popolazione e risorse, la cui risoluzione veniva demandata unicamente alla Provvidenza. Sotto la direzione del francescano Paolo Bertolozzi , il giornale, pur rifiutando ogni conciliazione con il mondo liberale, affievoliva la sua battaglia contro di esso, concentrando il suo interesse sulle questioni religiose e cercando di favorire l’organizzazione di una militanza attiva da parte di coloro che sostenevano gli interessi ecclesiastici. Sotto la guida di Lorenzo Tomei , prima e, quindi, di Telesforo Bini, la Pragmalogia assumeva poi carattere ancora più duttile acquisendo le collaborazioni di Antonio Rosmini, Luigi Fornaciari, Antonio Mazzarosa, Cesare Boccella, iniziando a confrontarsi con le problematiche rifiutate  dai cattolici più retrivi, non distinguendosi però per vivacità ed originalità di pensiero. 

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