C’è il problema casa e l’Italia ha 227mila unità immobiliari pubbliche non utilizzate o inutilizzabili
Claudio Di Donato su InPiù scrive che l’Italia cerca case a prezzi accessibili, spazi per le imprese e risorse per rigenerare le città, mentre lascia inutilizzata una parte rilevante del proprio patrimonio immobiliare. Il recente rapporto Nomisma-CNA fotografa questa contraddizione: sulla base del censimento MEF del 2022-2023, individua ben 227 mila unità immobiliari pubbliche non utilizzate o inutilizzabili, per 40,2 milioni di metri quadrati. Una “riserva di sviluppo” che merita di entrare nelle priorità della politica economica. Il primo dato riguarda l’abitare. Quasi 118 mila unità, il 51,7% del totale, sono abitazioni (pari a una città come Bari o Catania). Recuperarne una parte potrebbe contribuire ad ampliare l’offerta di alloggi a canoni accessibili. Non significa poterle mettere tutte immediatamente sul mercato: occorre verificarne condizioni, localizzazione e costi di riqualificazione. Ma la dimensione del patrimonio suggerisce di affiancare alla nuova costruzione una strategia sistematica di recupero dell’esistente.
Il secondo elemento è la diffusione di immobili di piccola dimensione: oltre il 76% non supera i 100 metri quadrati. Un campo di intervento coerente con le competenze delle piccole imprese delle costruzioni e dell’installazione. All’estremo opposto, gli immobili oltre i duemila metri quadrati sono appena l’1,3%, ma concentrano quasi metà della superficie: richiedono progetti più complessi e capacità di aggregazione. La leva decisiva è nelle mani delle amministrazioni locali, che detengono il 62,5% delle unità e l’81,2% delle superfici. I Comuni, da soli, possiedono oltre metà degli immobili censiti. Anche la distribuzione territoriale conta: Campania e Sicilia concentrano circa il 40% delle unità. Il 90,7% degli immobili è non utilizzato; il restante 9,3% è classificato come inutilizzabile. Inoltre, il 62,1% rientra nel patrimonio disponibile. Sono condizioni favorevoli, non garanzie di fattibilità. Per trasformare questa riserva in investimenti servono progetti sostenibili, amministrazioni attrezzate e partenariati pubblico-privati. Il patrimonio pubblico può diventare una leva per casa, lavoro e servizi, contenendo il consumo di nuovo suolo.





