Giani tra presente e futuro e le spifferate sui nomi
Stefano Bisi.
Eugenio Giani è stato eletto presidente della Regione Toscana da un anno e in una intervista con La Nazione fa il bilancio soprattutto dei rapporti con gli alleati che qualche grattacapo glielo creano su alcuni punti, ma il governatore liquida il problema dicendo che “sono più le cose che uniscono rispetto a quelle che ci dividono”. Alla domanda su un possibile rimpasto di giunta, dopo le elezioni politiche del 2027, risponde: “Stiamo lavorando bene come squadra. Un eventuale rimpasto ci sarà se i vertici del partito metteranno in campo alcune nostre figure. Cosa cambierà? Presto per pensarci”. E lei nel 2030 dove si vede? “Ho quattro anni di governo penso solo alla Regione”. Poi il giornalista sciorina alcuni nomi su possibili candidati alla successione: Leonardo Marras, Monia Monni, Dario Nardella. Si fanno tanti nomi per la sua successione. Potrebbe toccare a una donna?“Davvero presto per dirlo”, taglia corto Giani, ma da politico navigato sa che mai è presto. E allora spifferiamo altri nomi: il sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika si prepara e pure l’assessora alla cultura Cristina Manetti. Ma non sono i soli: il sindaco di Prato Matteo Biffoni che è tornato a guidare la sua città dopo aver conquistato un seggio da consigliere comunale con una valanga di preferenze; e perché no il rimpianto ex assessore alla sanità Simone Bezzini, che tiene assieme le varie anime del Campo largo tanto da essere soprannominato Bostik.
E poi ci sono le elezioni comunali di Firenze nel 2029. Il presidente Giani ripete fino alla noia che pensa solo alla Regione e il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi con lo stesso cipiglio afferma che la candidata sarà ancora la sindaca Sara Funaro. Crediamo a Giani e a Fossi? Fate voi. E dal fronte del centrodestra che cosa spifferano? E’ la città di Giovanni Donzelli, braccio destro di Giorgia Meloni, e gli piacerebbe conquistare Firenze sfruttando un malcontento diffuso soprattutto tra gli operatori commerciali. C’è chi dice che sarà proprio un esponente delle categorie economiche a scendere in campo.





