Il Monte, Siena, la Toscana. A costo di apparire provincialotti
Stefano Bisi.
C’è un passaggio nel comunicato che la Banca Monte dei Paschi ha diffuso il 12 ottobre nella tardissima serata dopo la riunione del consiglio di amministrazione che conferma la bontà del conferimento del Mangia all’ad di Rocca Salimbeni Luigi Lovaglio.
Scrive che il Monte “riconosce come positivo il richiamo di Intesa all’importanza industriale, occupazionale e istituzionale del territorio, ma lamenta l’assenza di impegni concreti e quantificati su investimenti, livelli occupazionali, crescita del credito, funzioni da localizzare a Siena e tempi di attuazione”. Alcune iniziative, osserva il Monte, sono ancora presentate come ipotesi da valutare. E il futuro della città, si legge nella nota, “non dipende soltanto dal mantenimento di una sede o di un marchio, ma dalle funzioni decisionali, strategiche e industriali che saranno effettivamente esercitate sul territorio”. Il cda presieduto da Cesare Bisoni avrebbe potuto fare a meno di scrivere questo passaggio e avrebbe evitato il commento malevolo di qualche osservatore (“eccoli i soliti provincialotti”), ma i montepaschieri hanno deciso di sottolineare il legame tra la banca e il territorio senese e toscano dove è nata e cresciuta. A costo di apparire provincialotti e subire le ingiuste ironie dei banchieri alla moda. Lo hanno sottolineato più di chi avrebbe il d Onore al merito.





