I paletti di Giani e il pragmatismo di Bezzini
Stefano Bisi.
I paletti che il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha ficcato nel terreno dell’area ex Beko di viale Toselli alla fine serviranno da scusa a Leonardo per dire che non investirà a Siena.
Giani, commentando la disponibilità dell’azienda presieduta da Francesco Macrì a investire, ha detto: “E’ importante passare con concretezza a quanto annunciato, ovvero la possibile acquisizione di Beko da parte della società Leonardo”. Ma c’è un però: “Questa soluzione potrebbe garantire buone prospettive purché si operi nel settore dell’aerospazio, dell’elettronica, quindi nel settore civile. Questo scenario eviterebbe lo spacchettamento, ovvero la soluzione in più aziende e può consentire anche una prospettiva di rigenerazione della forza lavoro in un mercato chiaramente più competitivo di quello degli elettrodomestici”. In quel “purché…” c’è la motivazione del “perché…” Leonardo alla fine non verrà a Siena.
Macrì, compagno di partito di Giorgia Meloni e sostenitore del sindaco Nicoletta Fabio, ha annunciato la disponibilità dell’azienda che presiede a investire su Siena. Nel 2027 ci saranno le elezioni politiche e Francesco Michelotti, deputato di Fratelli d’Italia, vuol tornare in parlamento e il centrodestra vuole conservare la poltrona di primo cittadino di Siena. Questo basta e avanza per fare gli annunci di disponibilità, ma se Giani offre la possibilità di dire a Leonardo che nell’area ex Beko non si può costruire quello che l’azienda ritiene necessario perché Giani vuole solo “il settore civile”, Macrì si trova servita su un piatto d’oro la via di uscita e la possibilità di dire che è tutta colpa della sinistra pacifista.
Più pragmatica la posizione del capogruppo del Pd in consiglio regionale Simone Bezzini che ha salutato con soddisfazione la disponibilità di Leonardo, ma ha sottolineato la necessità di dare concretezza agli annunci. Le chiacchiere le porta via il vento. A parlare sono tutti buoni.
I paletti che servono nell’area ex Beko non sono quelli che mette Giani ma quelli di ingegneri, architetti, operai che smantellano l’ex Beko per insediare Leonardo prima, molto prima, delle elezioni politiche e comunali.





