La crisi abitativa coinvolge anche l’Italia, il 5% della popolazione vive in condizioni difficili
Paolo Gnes su InPiù si occupa della crisi abitativa. Secondo le stime correnti, in Italia 3,5 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, vivono in condizioni di stress abitativo, faticando a sostenere costi di mutuo o di affitto che assorbono oltre il 40% dei loro redditi. Segno evidente di un’offerta di abitazioni, sia in vendita che in affitto, inadeguata alla dimensione e alla struttura della domanda. Disporre di una casa è il primo obiettivo del nostro impegno lavorativo, ma metterci nelle condizioni di conseguirlo è un dovere dello Stato. La prima ragione di questo insuccesso è il mancato riconoscimento del valore economico e sociale del mercato dell’affitto e dell’offerta di abitazioni ad esso destinate. Per ragioni storiche e per difesa dall’inflazione, gli italiani hanno sempre avuto un’altissima propensione all’investimento immobiliare, per avere una propria casa, innanzitutto, ma anche per averne una seconda o più, per proprio uso o per trarne una rendita per la vecchiaia. Anziché indirizzare efficientemente l’offerta con la politica urbanistica, la politica edilizia l’ha distrutta con una serie di errori, di cui l’ultimo è un regime fiscale proibitivo che, tra IMU e IRPEF o Cedolare Secca, sottrae al proprietario, in regime libero, un importo stimabile nel 75% del suo reddito ante imposte. Di conseguenza, un’attività che tratteneva risparmio nel Paese sottraendolo all’impiego estero, è stata decimata, accrescendo la pressione sull’intervento pubblico ben al di là della necessità.
L’abitazione in affitto deve essere la risposta per chi non può o non vuole comperare la casa. Il risparmio privato potrebbe concorrere largamente allo sviluppo dell’offerta, se solo non ne fosse impedito dal regime fiscale, di cui andrebbe ampliata e rafforzata la versione “concordata”, o dal timore di subire vincoli di rendimento per alleggerire il conduttore. A rendere il canone accessibile al conduttore devono provvedere la politica urbanistica, orientando le soluzioni abitative per contenere costi e canoni a livelli compatibili con i redditi dei conduttori, e la politica redistributiva, ove ciò non fosse sufficiente. Riprenderemo il tema per entrare nei dettagli.





