I centristi di Forza Italia non possono andare con Renzi che poi li porta da Schlein e Conte
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero riparte dalla frase “Porte aperte ai centristi e ai riformisti di Forza Italia” che ha detto ieri Matteo Renzi chiudendo l’annuale appuntamento del suo partito alla Leopolda di Firenze. Richiesta legittima – in effetti Italia Viva è un partito di ispirazione moderata – e peraltro non nuova e in parte accolta alle elezioni europee del 2016 quando Renzi premier e segretario Pd superò il quaranta per cento di consensi facendo breccia nell’elettorato di centro destra. Se Renzi avesse raccolto quel segnale probabilmente la storia politica di questo Paese, e la sua, sarebbero state diverse. Anni dopo quell’elettorato moderato non ideologico né affezionato a una particolare bandiera e quindi contendibile si è accasato con Giorgia Meloni e non dà segni di pentimento grazie all’equilibrio dimostrato dalla premier che governa sì da destra ma con grande attenzione appunto al centro. Non si capisce quindi perché mai un simile elettore dovrebbe votare Renzi che, a differenza di quello del 2016, dichiara apertamente di voler portare quel voto in dono alla Schlein, a Conte e a Fratoianni, cioè proprio ai nemici giurati dei moderati, del ceto medio, della borghesia, degli imprenditori. Il problema non è che ci fa un moderato con Renzi, è cosa ci fa Renzi con la créme degli illiberali, dei tassatori, dei giustizialisti, dei moralisti e pure con gli amici dei più scaltri dittatori di mezzo mondo. Per questo la richiesta di Renzi è irricevibile, il suo appello simile alla musica suadente del Pifferaio magico che inganna i topini per condurli a morte certa nello stagno. Dice un antico proverbio di saggezza araba: «La prima volta che mi inganni sei tu bravo, la seconda sono io stolto». Ecco: moderati sì, fessi anche no.





