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Economia

Enrico Mattei, il Monte dei Paschi e l’incoerenza del governo Meloni

Stefano Bisi.

La premier Giorgia Meloni ha fatto opera di persuasione sull’Eni, partecipata al 30% dallo Stato, per abbassare i prezzi stellari del carburante. E l’azione ha dato buoni risultati per i consumatori. Questa opera del governo ha stimolato alcuni commentatori, tra cui Raffaele Marmo sul Quotidiano Nazionale, ad una riflessione su Enrico Mattei che “considerava l’energia a prezzi competitivi una condizione dello sviluppo italiano. Il metano, le reti, gli accordi con i Paesi produttori dovevano allargare lo spazio di crescita dell’industria e l’autonomia della Nazione. Per questo sfidò le grandi compagnie petrolifere e offrì ai Paesi produttori condizioni che nessuno concedeva”.

Marmo ricorda che “il successo dell’impresa si misurava anche nella forza che trasferiva al Paese. Oggi siamo lontani da quel mondo, e uno sconto non equivale a una strategia industriale. Ma riaffiora l’idea che una partecipazione pubblica abbia senso pieno quando il suo rendimento comprende un beneficio collettivo”. Questo è il punto: sottolineare l’importanza della partecipazione pubblica per il bene della comunità. Se vale per i carburanti va bene anche per il settore del credito, che interessa ad aziende e famiglie. A Giorgia Meloni, che spesso richiama l’importanza di Enrico Mattei, si chiede coerenza e più che a lei al suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sull’argomento Monte dei Paschi. La partecipazione pubblica nella banca di Rocca Salimbeni sfiora il 5% e il ministro leghista ha detto che sulla vicenda dell’opas di Intesa Sanpaolo non mette bocca e, peggio ancora, ha annunciato la vendita delle azioni al miglior offerente, come se cedere le quote fosse come vendere le mele al mercato dell’ortofrutta. Sarebbe giusto non trasformare Enrico Mattei in uno slogan da utilizzare quando fa comodo.

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