Sbagliato pensare che le elezioni suppletive in Calabria offrano indicazioni significative sulle prossime politiche
Paolo Pombeni sul Messaggero osserva che le elezioni suppletive in Calabria offrano indicazioni limitate sulle prossime politiche, ma confermino soprattutto il peso del radicamento territoriale rispetto alle dinamiche nazionali e alle parole d’ordine dei partiti. L’affluenza è stata molto bassa, anche considerando che il dato ufficiale comprende gli elettori residenti fuori regione. Il risultato più atteso era quello di Futuro Nazionale: il 10,9% ottenuto da Domenico Giannetto appare significativo, ma va ridimensionato perché il candidato disponeva già di un consistente seguito personale maturato nella politica locale. Il voto non dimostrerebbe quindi ancora una capacità autonoma del partito di Vannacci di modificare gli equilibri elettorali. Anche il 51% ottenuto dal candidato del centrodestra Fabio Roscioli viene ricondotto soprattutto alle reti locali. Pur essendo un avvocato romano con legami limitati con la Calabria, Roscioli ha beneficiato del sostegno del presidente della Regione e del sindaco del capoluogo. Analogamente, il candidato del campo largo Frank Benedetto ha conservato con il 36,6% l’elettorato della propria area senza riuscire ad attrarre consensi significativi all’esterno. Il voto suggerisce dunque che la mobilitazione dei leader nazionali e la radicalizzazione delle identità politiche incidano meno delle strutture territoriali e dei sistemi locali di consenso. Pombeni conclude che il quadro politico italiano rimanga relativamente stabile: anche i sondaggi registrano generalmente oscillazioni contenute, mentre fenomeni di rottura come il Movimento 5 Stelle si sono successivamente stabilizzati. Futuro Nazionale potrebbe aggiungere una nuova componente alla geografia elettorale senza sconvolgerla. I partiti cercano di superare questa rigidità attraverso il premio di maggioranza, dopo l’insuccesso del maggioritario nei collegi uninominali, ma resta da vedere se il pluralismo politico impedirà ancora una volta una netta concentrazione del potere. Per ora, il voto calabrese mostra che il radicamento locale conta più dell’ingegneria elettorale e del populismo.





