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Caso Malagò, quando la partita prende una brutta piega si punta il dito contro l’arbitro

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I primi pareri legali richiesti dal Coni sulla candidatura del Presidente della Figc sono arrivati e secondo quanto anticipato da LaPresse, alcuni dei quattro giuristi chiamati dal CONI a valutare il caso hanno concluso che “il tesseramento è requisito indispensabile alla candidatura”. Primaonline fa il punto della situazione.

Il Corriere della Sera ricorda peraltro che il collegio è composto da Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti, giuristi difficilmente riconducibili a un’unica parte e alcuni dei quali hanno avuto in passato rapporti professionali con il CONI o con la stessa FIGC.

La decisione spetterà alla Giunta CONI, che dovrebbe riunirsi dopo gli impegni della Nazionale e comunque entro la metà di ottobre.

In queste settimane la discussione si è spostata dal tesseramento alla politica, poi all’autonomia dello sport e infine oltre confine. Aleksander Ceferin, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha ricordato che FIFA e UEFA hanno sempre difeso l’autonomia delle federazioni e messo in guardia dalle “ingerenze esterne”, mentre dal CIO, di cui Malago’ è componente ad personam, sono filtrate preoccupazioni per quanto sta accadendo intorno alla Federcalcio.

Malagò ha raccolto il messaggio e al Corriere dello Sport ha detto che UEFA e CIO guardano alla vicenda “con preoccupazione”, ricordando di avere sempre difeso l’autonomia del movimento. Il Ministro dello Sport Andrea Abodi ha invece riportato subito il pallone dentro il campo sportivo: “Il commissariamento arriva dallo sport, non da altri”, ha detto a Sky, aggiungendo che “sbaglia chi rende la questione personale”.

Il Presidente del Coni Luciano Buonfiglio rispondendo direttamente a Ceferin ha detto di condividere il richiamo del presidente UEFA alle regole, ma ha ricordato che il CONI “agisce nel suo perimetro respingendo interferenze e pressioni di alcun genere”.

Del resto Buonfiglio aveva dimostrato soltanto pochi mesi fa di non avere particolare fretta di commissariare la Federcalcio. Ad aprile, quando dopo la crisi della Nazionale e il caso arbitri era stata proprio una parte della politica a chiedere un intervento del CONI, chiuse la porta: “Non mi lascio influenzare da destra o da sinistra”. E spiegò perché: “Io sono stato eletto per far rispettare le regole, ma il primo a rispettarle devo essere io. Quando ci sono stati i presupposti per commissariare l’ho fatto, oggi non ci sono”.

Oggi ritiene evidentemente che la situazione debba essere nuovamente valutata dopo l’intervento del Procuratore generale dello Sport Ugo Taucer e per questo ha chiesto quattro pareri legali esterni. Non significa che il commissariamento sia già deciso, significa semplicemente che il CONI dovrà stabilire se adesso quei presupposti esistano e quali interventi siano eventualmente da adottare.

C’è anche un elemento personale richiamato dallo stesso Buonfiglio.
Nel 2017 fu lui a trovarsi dall’altra parte, quando venne annullata la sua rielezione alla guida della Federazione Canoa Kayak riteneva di poter riportare direttamente la Federazione alle urne, ma il CONI presieduto da Malagò decise il commissariamento. Lo accettò senza clamori, tornò al voto e ripartì ed oggi e’ presidente del CONI.

Nelle diverse interviste Buonfiglio ha espresso il concetto che le regole possono fare male ma nello sport si rispettano e si va avanti più forti di prima. Lo ha fatto anche venerdì quando gli hanno fatto notare che tutte le componenti federali sostengono Malagò. Buonfiglio non ha contestato quel consenso, anzi: “E chi è che non lo sostiene?”. Poi ha aggiunto che il mondo sportivo “è basato sulle regole” e, alla domanda sul tradimento lamentato da Malagò, ha risposto che “essere amici non consente di essere complici”.

Il punto quindi non è stabilire oggi se la FIGC debba essere commissariata. Toccherà alla Giunta e Malagò avrà naturalmente tutti gli strumenti per contestare una decisione che ritenesse sbagliata.

La narrazione di queste settimane ricorda un riflesso che nel calcio come in generale negli sport e’ ben noto. Quando la partita prende una brutta piega si comincia a guardare l’arbitro ed in questo caso si è’ iniziato a protestare per il fischio prima di conoscere la sanzione al fallo.

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