Allegranti, e non solo, annoiato dai politici che sono diventati battutisti
David Allegranti sul Quotidiano Nazionale rivela di essersi stancato dei politici che sono diventati battutisti incalliti. Nardella a cavallo, Vannacci coi deepfake, Borrelli indignato speciale. Non hanno un amico, direbbe Luca Bizzarri. Però, forse, hanno dei social media manager che dovrebbero quantomeno provare, dico provare, a placare la logorrea digitale dei loro assistiti. I social non sono mai stati un posto gentile, riflessivo, pacato, costruttivo, eh no. Sono l’apoteosi della polarizzazione dello scontro, perché l’indignazione perenne – unico registro sociolinguistico social-mente condiviso – produce visualizzazioni, like, ricondivisioni, una lunga scarica di dopamina via internet che trasforma politici dall’ars oratoria dubbia in star virali dell’intrattenimento politico se non direttamente dell’avanspettacolo.
Da quando poi è nata la stella di Zohran Mamdani, vero asso della comunicazione online a prescindere dalle sue discutibili idee politiche, sono arrivati gli imitatori. Il sindaco di New York è il punto di riferimento fortissimo di tutti gli aspiranti istrioni che vagolano fra primarie, parlamento, candidature a sindaco.
Solo che ora non se ne può più, persino il registro ironico sui social è diventato un fardello per chi ascolta, legge e guarda le imprese di parlamentari più o meno importanti, ministri più o meno importanti, leader di partito più o meno importanti. Già era stato distrutto l’aforisma, una nobile pratica dai tempi di Friedrich Nietzsche, Karl Kraus, Nicolás Gómez Dávila eccetera, con tutti questi aspiranti motteggiatori che hanno la fortuna di non dover pagare carta e inchiostro.
L’arte di fare i simpatici ha saturato l’opinione pubblica, perché tutti sono battutisti incalliti. Carlo Calenda sferza l’avversario – politico e non – su Twitter, o come diamine si chiama oggi, trattandolo né più né meno che come un babbeo, alienandosi peraltro anche le simpatie di quell’elettorato moderato che preferirebbe maggiore sobrietà. Non si può non notare che più sono moderati e centristi e liberal democratici e più danno di cialtrone a chi non la vede come loro, anteponendo una postura ortopedico-pedagogica a una più sana politica liberale.
Ma è il video, signori miei, è il video il male del politico contemporaneo. Anni fa Matteo Salvini scoprì TikTok dopo essersi esercitato nel circo equestre di Instagram, tra un piatto di pastasciutta al ragù Star schiaffato alla bell’e meglio per far vedere che anche lui, come tutti noi, è un uomo comune che non ha tempo di prepararsi il sugo fatto in casa.

Dario Nardella a cavallo nel video postato su Instagram
È il video, signore mie, ad aver disarticolato la comunicazione social. Matteo Renzi, avanguardista dell’uso di Facebook fin dai tempi delle elezioni amministrative fiorentine del 2009, non esce più dal tormentone del Kraken. È stato divertente un paio di volte, poi no.
L’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi europarlamentare del Pd con l’ambizione di candidarsi alle elezioni politiche del 2027, ha pubblicato un video (spiritoso? Ma no, ironico!) sull’aumento del costo del carburante. Pompa della Beyfin in bella mostra, Diesel a 2,348 euro, benzina a 2,129. “Con questi prezzi resta solo lui”, dice Nardella a cavallo. Uno lo guarda, rimane interdetto, forse ride. Poi si domanda: ma quanto caspita costa un cavallo? E quanto costa mantenere un cavallo? Costa meno di un pieno di gasolio? Un fiorino!
A destra, Roberto Vannacci ha scoperto i video e le immagini artefatte con l’intelligenza artificiale. Il dissing con Matteo Renzi a colpi di inviti a sfidarsi a duello (a nuoto, per le strade da veri maratoneti) è già stato superato. Vuole essere il capo della “slopaganda”, con quei video in cui si presenta nei panni di imperatore romano e ordina la morte per dei finti Elly Schlein e Beppe Conte; dopo Donald Trumpil generale in pensione vuole diventare anche il capo della memetica, nel senso dei meme (altro che mimetica).
Francesco Emilio Borrelli, deputato di Avs, ha pubblicato oltre 44 mila video su Instagram, dove ha 760 mila follower. In un’ora, lunedì 28 settembre, ha pubblicato sei video, tutti di denunzia social(e). Stargli dietro è impossibile, neanche l’account di un quotidiano posta così tanti contenuti. E il registro è ovviamente quello della suprema indignazione. Video-indignazione, a essere precisi. I follower aumentano, i like pure. Ma i voti?





