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Gli appuntamenti politici del 2026 e le insidie per il governo Meloni

Sul Quotidiano Nazionale un editoriale di Pierfrancesco De Robertis espone gli scenari e indica gli appuntamenti.

Il primo snodo – scrive – sarà il referendum sulla giustizia di fine marzo, ad alto rischio per tutti. Per adesso i sondaggi vedono abbastanza avanti il fronte del Sì, ma si sa che le elezioni si decidono sempre nell’ultima settimana quindi la partita può considerarsi del tutto aperta. Rischia la premier, perché è evidente che l’ammaccatura di una sconfitta sarebbe per lei esiziale, e rischia molto anche l’opposizione, perché specularmente una vittoria dei Sì legittimerebbe il governo.

L’altro scoglio sarà la riforma della legge elettorale in senso maggioritario (il modello è quello delle regioni) che Giorgia Meloni (nella foto) vuole cambiare molto più di quanto lo desiderino i suoi partner di maggioranza; Lega e Forza Italia finiranno probabilmente per accettarla, ma troveranno certamente il modo di chiedere qualcosa in cambio. Una riforma che potrebbe far comodo anche a Elly Schlein, che infatti finora non ha alzato le barricate. Anche se molto dipenderà dall’esito del quesito costituzionale, che potrebbe indirizzare in un senso o nell’altro la strada del premierato. Difficile che la maggioranza riesca a portarlo in fondo, accontentandosi semmai di una prima lettura, da sbandierare poi alle urne nella primavera del 2027 e trasformando le politiche in una sorta di referendum “anticipato”.

Un cammino pieno di incognite dove insomma sono vietati i passi falsi, che Giorgia Meloni cercherà di rendere meno accidentato “spendendosi” mediaticamente il rientro della procedura di infrazione e con ogni probabilità anche una finanziaria che visti i sacrifici di quest’anno potrà essere più generosa, spiega De Robertis.

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