Il tetto per gli stranieri non disarticola le classi esistenti
Il governo va avanti sull’introduzione del tetto del 30% di stranieri nella classi e il divieto di indossare burqa e niqab a scuola. Nonostante le polemiche, il ministro dell’Istruzione Valditara oggi ha fatto sapere che le novità verranno introdotte per decreto domani in Consiglio dei ministri e quindi “entreranno direttamente in vigore, perché urge intervenire da quest’anno”, ha detto il ministro a a una conferenza stampa della Lega in merito al provvedimento che “riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi, ma sia chiaro che non disarticoliamo le classi esistenti, ma i nuovi arrivi considereranno il tetto del 30%”.
Un tema che si scontra e si scontrerà inevitabilmente con l’impossibilità – in caso di arrivi ad anno scolastico avviato – di essere inseriti in un una classe che ha già il tetto del 30% superato ma che avrebbe magari avuto posti a disposizione, se si pensa ad esempio ai comuni di montagna o di aree scarsamente popolate. Viceversa quegli stessi bambini non potranno essere inseriti in una classe pollaio ma magari con il 10% di stranieri in aula perché già satura.
Il ministro Valditara ha risposto alle domande dei giornalisti sulle novità annunciate dalla premier Meloni durante la festa della Gioventù davanti a un affollatissimo Consolato Generale d’Italia a New York.
Nel suo discorso, Valditara ha rivendicato la riforma delle Indicazioni nazionali e “il ritorno della centralità della storia dell’Occidente”, a suo giudizio trascurata anche nelle scuole e nelle università americane. Poi ha sostenuto che la questione del tetto del 30% sia coerente proprio con il richiamo di Mattarella contro la ghettizzazione. “Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati”, ha spiegato, respingendo l’idea di uno scontro con il Quirinale e assicurando che sul principio dell’integrazione esiste una piena condivisione. “Non vogliamo le scuole dell’Alabama degli anni ’50, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra i neri”, ha aggiunto Valditara. Il ministro ha soprattutto insistito su una precisazione: “Non si tratta di una percentuale che riguarda gli studenti stranieri”, ma esclusivamente quelli “che non conoscono o non conoscono adeguatamente la nostra lingua”. Il criterio, ha spiegato, non sarebbe quindi “l’origine etnica, l’origine nazionale, l’origine razziale”, ma la conoscenza dell’italiano.
Valditara ha citato i risultati Invalsi per sostenere che esiste un divario nelle competenze linguistiche tra studenti italiani e stranieri di prima generazione e ha annunciato che il decreto legge atteso giovedì prevederà oltre 14 milioni di euro per percorsi personalizzati di italiano nei casi in cui non sia possibile distribuire diversamente gli studenti oltre la soglia prevista. Il governo, ha aggiunto, ha già assunto circa mille docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli studenti di recente immigrazione. Il ministro ha infine richiamato l’esperienza americana dei programmi “pull-out”, nei quali gli studenti che non conoscono la lingua ricevono per parte della giornata un insegnamento specifico fuori dalla classe, indicandola come un modello in parte analogo alla strada intrapresa in Italia.





