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Politica

A caccia del terzo uomo o della terza donna per evitare la sfida Conte-Schlein

Madrid voting for elections of the community for government. hand voting in a poll

Già, c’è pure Avs. Il vaso di argilla tra i due vasi di coccio, la testarda Schlein e l’inossidabile Conte. Già, c’è pure Avs, nel partito unico del populismo di sinistra, l’ex piccolo partito erede del minoritarismo rifondarolo verniciato di verde con vecchia mossa di marketing. Lo scrive Mario Lavia su Linkiesta.

Avs si autocolloca più a sinistra di tutti in virtù del bertinottismo che residua nella formazione di Nicola Fratoianni, Sinistra italiana, cui si giustappongono i Verdi di Angelo Bonelli che sono impossibili da quantificare elettoralmente. E già, nella Babele del cosiddetto campo largo si registra la proposta di Bonelli, già fatta da tanti altri, da Roberto Speranza a Goffredo Bettini, del mitico “terzo nome” per sfuggire al big match tra i due pesi massimi che rischia di fare sfracelli in tutto il campo. 

Avs evidentemente non vuole farsi stritolare in quella morsa, nel senso che vorrebbe evitare di arruolarsi – oggi poi che va di moda la diserzione come categoria della sinistra – al seguito di lady Elly o di mister Conte. Sarebbe persino imbarazzante, visto che su molte cose sono d’accordo con entrambi: nel merito forse più contiani (contro le armi all’Ucraina) ma sentimentalmente più vicini al Pd, in fondo sono compagni un po’ di destra ma pur sempre compagni. 

Il problema vero, a veder bene, è che non bisognerebbe sbagliare endorsement: e se poi vince quell’altro? Ecco dunque che invece di sfogliare la margherita – Elly, Giuseppe, Elly, Giuseppe – Nicola&Angelo giocano la carta del terzo nome sapendo che dopo il comizio vedi Schlein a Reggio Emilia e la “Nova” milanese di Conte le grandi manovre in questo senso hanno ripreso vita, soprattutto nel Pd. 

Oltretutto il “terzo uomo” eviterebbe l’antipatica scelta se alle primarie far correre Nicola o Angelo, amici sì ma fino a un certo punto, come sempre, in politica. Che poi l’operazione vada in porto è praticamente impossibile, nessuno dei duellanti intende fare un passo indietro, è troppo tardi ormai. E poi, il problema è sempre lo stesso: chi? E qui, come nel gioco dell’oca, si ritorna alla casella di partenza perché, tanto per essere chiari, Schlein non accetterà mai di ritirarsi: se lo facesse, finirebbe la ragione stessa della sua leadership. Non lascerà, la leader, per fare posto ad altri. 

Addirittura sembra che non vorrebbe tra i piedi Giorgio Gori, eventuale secondo nome del Pd. Ma come farà a dire no alla norma voluta da Bersani nel 2013 che consentì a Renzi, allora Pd, di candidarsi alle primarie contro di lui? Tantomeno si ritirerà a favore del nome che adesso gira con più insistenza, quello di Roberto Gualtieri: il sindaco di Roma – lo ha detto qualche giorno fa Stefano Patuanelli ai suoi interlocutori– sarebbe gradito all’avvocato del populismo. 

Ma sono manovrette destinate più che altro a innervosire il Nazareno. Dove Elly-Elena tiene duro pur in un ambiente in cui cresce il timore di andare a sbattere proprio laddove sorse la sua stella, in quei gazebo che potrebbero rivelarsi le sue sabbie mobili. 

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