Che cosa ci insegna il XX Settembre appena trascorso
Marcella Matelli.
Una perla è un Tempio costruito dalla sofferenza intorno a un granello di sabbia (Kahlil Gibran)
Noi che siamo in predicato per divenire buoni costruttori, che abbiamo cercato di praticare l’arte per levigare le nostre asperità, ci ritroviamo da molti decenni in una “picciola” comunità laica a celebrarela ricorrenza del XX settembre. Abbiamo ben presente il valore dell’essere laico per scelta consapevole, una sorta di diritto dovere di cittadinanza, che ben definisce la narrazione di pochi sopravvissuti alla falsa retorica di genere, sociale o politica. Un vecchio e ingiallito ex libris riporta in cornice: nec spe nec metu, né con speranza né con timore, un invito ad essere stoici, ad accettare dunque eventi ed avversità con la determinazione che solo un laico, forse, può comprendere.
Ecco cosa abbiamo cercato di fare celebrando in questi decenni questa ricorrenza e cosa dobbiamo cercare di fare negli anni futuri ricordando gli insegnamenti di chi ha praticato la virtù della laicità, senza rincorrere facili soluzioni esistenziali, senza indulgere nel vizio del pensiero unico, o esercitando l’autocompiacimento tipico della carità pelosa.
Il nostro XX settembre, desidera incarnare questa cifra, la libertà di essere spiritualmente laici, senza infingimenti perché la laicità ha una sua dimensione spirituale, checché ne pensino i tanti che esperiscono la gerarchia religiosa secondo diktat che poco contemplano l’essenza della fede intesa come pistis, nel senso etimologico tradizionale.
In effetti un laico non discute per aver ragione, come diceva Borges, ma per capire poiché non propugna verità assolute, ma considera il dubbio come metodo.
Abbiamo il dovere di tutelare e ricordare chi ci ha consentito questa libertà, antica tradizione del sentire dei nostri avi, che oggi, alla luce di nuovi percorsi di revisionismi di bassa caratura culturale, appare minata nelle sue fondamenta risorgimentali e costituzionali e che andiamo perdendo in modo direttamente proporzionale alla perdita di dignità e impegno civile.
Non saremo novelli Savonarola, non è nelle nostre corde, tanto meno martiri del libero pensiero, non siamo così coraggiosi, sicuramente, però, ci verrà richiesto, se vogliamo continuare sulla via tracciata da maestri di vita, di essere epigoni dell’iconica Ipazia, per perseguire non solo la virtù del civile impegno ma, soprattutto, la conoscenza.





