Tra Conte e Schlein spuntano i papi stranieri, da Gualtieri a Gabrielli, da Manfredi a Salis
Ha ben di che recriminare Elly Schlein che “c’è chi tifa pareggio, c’è chi tifa grande intese, c’è chi non vuole un’alleanza progressista al governo, chi non vuole una donna di sinistra a palazzo Chigi”. Il sospetto non è affatto infondato. E investe persino più la donna alla guida del Pd che non l’uomo alla testa dei 5 stelle, l’ex premier Giuseppe Conte. Ne scrive Cosimo Rossi sul Quotidiano Nazionale. Perché a cominciare dallo stesso Pd ci sono diversi dirigenti che pensano sarebbe meglio un duplice passo indietro della segretaria e del leader pentestallato. Stessa idea sostenuta con vigore da Avs e vista con favore anche dagli ambienti moderati della coalizione. Tanto è vero che non si chetano le ipotesi di sub-candidati premier mascherati, da investire al tavolo della coalizione senza passare per le primarie, considerate “un bagno di sangue” dagli incerti riflessi laceranti sul successivo voto politico, nonostante le professioni di lealtà verso il risultato da parte pentastellata.
Da mesi Conte studia e lavora a (ri)guadagnare la premiership circondandosi di una rete di consiglieri simpatizzanti. Ne è riprova il folto parterre nazionale e internazionale dell’assemblea programmatica di Nova a Milano. Il proposito è presentarsi insieme in pochette da (ex) capo di governo e campione di lotta senza cravatta per massimizzare il consenso delle sensibilità e le istanze anti-militariste – ma anche proPal, ecologiste, sociali – della base di centrosinistra. Col vantaggio, però, di continuare a riscuotere maggiore “affidabilità” meno identificabile a sinistra presso le categorie produttive e l’elettorato moderato in tema di economia, sicurezza, migranti rispetto alla leader dem. Che invece può solo rivendicare la propria alterità di outsider che ha riportato il Pd in auge “essendo donna, avendo 40 anni ed essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard”.
Quella libertà atipica e difforme è esattamente anche ciò che suscita le maggiori riserve fuori e dentro il Pd Nazareno rispetto alla premiership schleiniana. Da molti, ma non da tutti, certo preferita rispetto a Conte. Ma da ancor più biasimata rispetto all’investitura di terze personalità in grado di sventare le conseguenze nefaste delle primarie. A detta infatti degli istituti demoscopici, la vittoria di Schlein provocherebbe la defezione di una fetta consistente di elettorato 5 stelle (a rischio di rimanere sotto il 10%), mentre quella di Conte aprirebbe una crisi politica di guida e di consensi nel Pd (sotto il 20%). Di qui l’incessante preoccupazione di tutti i partiti e la ricerca del ventilato “papa straniero” unitario. Sebbene Schlein ancor più di Conte, non intenda per ora recedere dalla consultazione che sa essere la sola via per guadagnare la candidatura invisa a una fetta di partito e poteri. Mentre l’ex premier ha come subordinata eliminare dalla corsa anche la competitor dem e accomodarsi al governo o alla guida di una camera in vista del voto del 2029 in cui si reputa quirinabile.
Di qui anche le trame per cercare terze figure. Le più note sono i primi cittadini. Quella di Genova Silvia Salis, anzitutto. Anche dalla platea di Nova qualcuno le ha dato una possibilità. È quella che riscuote maggiori consensi, riuscendo riscuotere il plauso insieme dalla flottiglia proPal e dagli imprenditori del salone nautico, ma soprattutto ha retto da donna un ruolo dirigente nel mondo maschile del Coni. Anche se non se conoscono le posizioni ed è considerato un po’ “una incognita”, oltre a scontare il nefasto endorsement respinto di Matteo Renzi. Preferito sarebbe perciò il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ministro Pd dell’economia del Conte due, caratteristiche che accontenterebbero sia la segretaria dem che il leader 5 stelle. Ma finora non è stato mai sondato e non risulterebbe capace di fare audience come quella di Genova. Così come il napoletano Gaetano Manfredi, con cui certo Conte intrattiene i migliori rapporti.
Oppure ci sarebbe i vero sub-candidato premier mascherato, la carta tenuta coperta finora a cui lavorano da tempo in ambito Pd, Avs e anche moderato: l’ex capo della polizia Franco Gabrielli. “È più a sinistra di noi”, dicono da Avs. E sarebbe il preferito a Prodi e dintorni. Sta di fatto che lui sta cercando un portavoce non solo da parlamentare, non dispiacerebbe ai 5 stelle e sarebbe una scelta efficace da opporre non solo a Meloni, ma anche a Vannacci.





