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Politica

Bollo auto e preferenze, siamo ammalati di bipopulismo

Salvo Di Bartolo sul Riformista scrive che il clamore per l’esenzione parziale e temporanea dal pagamento del bollo auto, affiancato da quello per il ritorno – anch’esso parziale – delle preferenze, dice molto sullo stato di salute della nostra democrazia. Siamo ormai intrappolati nelle sabbie mobili del bipopulismo: una morsa simmetrica che stringe la politica italiana tra il centrodestra oggi al governo e un centrosinistra che, qualora tornasse alla guida del Paese, non sembra immune dallo stesso vizio d’origine. Si procede a colpi di misure spot, marchette elettorali, bonus e riforme a metà, figlie di una logica perennemente emergenziale e mai di una visione organica. Manca un’idea di Paese; manca, drammaticamente, il coraggio riformatore.

Il sistema si alimenta di contraffazioni ideologiche: la destra agita bandierine identitarie e dal sapore elettorale, mentre la sinistra risponde con sussulti timidi, isolati e altrettanto demagogici. Ma l’Italia reale, quella che produce, lavora e non si riconosce negli ululati da stadio della politica urlata, è stanca. È una falsità colossale sostenere che l’elettorato moderato sia evaporato o si sia ridotto a una minoranza residuale. Il Paese reale è profondamente moderato e pragmatico, e non un coacervo di estremisti e radicalizzati come certe narrazioni vorrebbero far credere. Ecco perché, oggi più che mai, serve un’alternativa vera. Non una stampella dell’uno o dell’altro polo, ma un’aggregazione liberaldemocratica e riformista capace di ripartire dai grandi temi strutturali, affrontandoli con la barra dritta e senza il timore di scontentare corporazioni, interessi consolidati o pezzi di elettorato.

Prendiamo il caso della giustizia. Il centrodestra ha di fatto archiviato ogni residuale idea di riforma dopo essersi scottato con la sconfitta referendaria, mentre la sinistra resta prigioniera di un giustizialismo settario e dogmatico. Un’area riformista seria non deve invece rinunciare a rimettere mano all’ordinamento giudiziario e alla separazione delle carriere, con intransigenza liberale e garantista. Lo stesso coraggio serve sul fronte energetico, dove non ci si può più affidare agli spot ideologici o ai dogmi del passato: bisogna guardare senza esitazioni al nucleare pulito e di ultima generazione, una delle opzioni necessarie per rafforzare la competitività delle nostre imprese e contribuire a garantire bollette sostenibili a famiglie e aziende.

Anche sul fisco la musica non cambia. Gli italiani sono arrivati allo stremo, schiacciati da una pressione fiscale insostenibile e trattati come sudditi ai quali concedere elemosine temporanee in prossimità della campagna elettorale. Non servono bonus una tantum o riduzioni di facciata che oggi danno cinquanta euro con una mano per riprendersene cento con l’altra domani. Serve una riforma strutturale e radicale, che riduca le tasse in modo permanente, renda più dinamica l’economia e faccia ripartire consumi e investimenti.

Infine, capitolo immigrazione e sicurezza: pilastri affrontati troppo spesso con la scure della propaganda, che ben rendono l’idea di cosa sia realmente l’odierno bipopulismo. Da una parte chi vorrebbe spalancare le frontiere senza regole e accogliere tutti indiscriminatamente; dall’altra chi agita il dibattito con slogan a effetto, predicando un altrettanto indiscriminato processo di remigrazione. Anche per questo l’Italia ha un disperato bisogno di un’alternativa. Un’alternativa che non richiede infingimenti, ma una classe dirigente all’altezza della sua storia, capace di superare le sabbie mobili del bipopulismo e di restituire al Paese una rotta chiara, orientata al buon governo e in grado di affrontare con pragmatismo e coraggio riformatore le grandi sfide del nostro tempo.

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