Intelligenza artificiale, la diversità tra papa Leone e Amodei
Andrea Cavallini su StartMag analizza i contrasti sull’intelligenza artificiale tra papa Leone e Amodei. La richiesta di aziende come Anthropic è, in pratica, di autoregolarsi invece di accettare una supervisione invasiva della politica, americana o europea. Rallentare per coordinarsi meglio. È una risposta ai rischi dell’intelligenza artificiale che va nella direzione indicata dall’enciclica di papa Leone XIV?
Direi che va solo in parte nella direzione dell’enciclica. Vedo una convergenza e due divergenze di fondo tra la proposta di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, e Magnifica Humanitas.
La convergenza sta nell’idea che bisogna rallentare per controllare meglio, quindi in una richiesta di sicurezza. Nel piano di Amodei ci sono cose che l’enciclica chiede: le verifiche indipendenti, gli accordi internazionali per frenare la corsa.
La divergenza emerge quando si considera chi decide. L’enciclica dice che non serve un’intelligenza artificiale più morale se questa morale è decisa da pochi. Per l’enciclica, il rallentamento spetta alla politica e alle comunità, non a un’intesa tra le poche aziende che guidano la corsa.
Amodei scrive che la soluzione più efficace sarebbe una regolazione vincolante per tutte le aziende di frontiera. Però le leggi richiedono tempo e, sostiene, noi questo tempo non lo abbiamo. Per questo propone intanto un coordinamento tra le aziende leader.
Il ruolo della politica, in questa fase, sarebbe quello di rendere possibile questo coordinamento, sospendendo parzialmente l’antitrust. Quindi Amodei rimanda la questione politica.
Qui sta una divergenza di fondo: per il Papa il problema non è solo rendere più sicuri i modelli, ma la concentrazione di un enorme potere nelle mani di pochi grandi operatori, privati e transnazionali. La proposta di Amodei aumenta questa concentrazione di potere, che diventa anche il potere di decidere quando un’intelligenza artificiale è sicura o morale.
In più, Amodei giustifica la richiesta con la questione geopolitica e valoriale. Questa è la seconda differenza importante.
Leone XIV parla di disarmare l’intelligenza artificiale, cioè di sottrarla alla corsa per il vantaggio economico e geopolitico. Amodei invece vuole sì rallentare, ma dice anche che bisogna farlo senza perdere il vantaggio degli Stati Uniti sulla Cina, che anzi va allargato per consolidare il dominio americano.
Il tutto è giustificato presentando lo scontro per il dominio come uno scontro tra democrazie e autocrazie, cioè, in definitiva, tra il bene e il male.
Resta quindi tutto all’interno di un paradigma di competizione e di forza, che è il contrario di ciò che chiede l’enciclica.





