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Esteri

I caccia italiani coinvolti in azioni belliche ma per Meloni non bisogna reagire alle provocazioni

L’Italia scopre improvvisamente di essere sul fronte di guerra. In Arabia Saudita un Eurofighter italiano viene colpito a terra da un’incursione degli Houthi, mentre il ministro Crosetto ordina l’ingaggio di navi militari per proteggere i mercantili italiani che devono attraversare  il Mar Rosso superando lo stretto di  Bab el Mandeb, ormai divenuti punti caldi della crisi globale. Sul fronte nord, i caccia italiani della missione NATO decollano prima per abbattere un drone nei cieli della Lituania, poi per intercettare jet russi che hanno violato lo spazio aereo dell’Alleanza. Due episodi che mostrano come l’Italia sia già coinvolta su più fronti.

La politica, però, resta divisa. Meloni invita a non reagire alle provocazioni, mentre Macron avverte Mosca che l’Europa risponderà colpo su colpo. Due linee incompatibili, che costringono il governo italiano a uscire dall’ambiguità: la crisi non permette più posture sfumate. La guerra bussa alle porte dell’Europa e l’Italia non può illudersi di esserne esente. Ma le pulsioni pacifiste che attraversano entrambi gli schieramenti impediscono una chiara presa di coscienza: si continua a parlare come se la minaccia fosse lontana e la guerra un rumore di fondo, mentre è già qui. L’Italia deve decidere se essere un attore o un osservatore. Il tempo delle mezze misure è finito.

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