Bastano sette voti e qualche Ponzio Pilato per riportare indietro l’orologio della civiltà
La cronaca dettagliata de La Nazione sul dibattito e il voto della mozione sul caso Roggero nel consiglio comunale di Siena rende ancor più raccapricciante la vicenda. Sette voti. Sono bastati solo sette voti per far approvare in Consiglio comunale a Siena la mozione della Lega a sostegno della richiesta di grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo), condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio e tentato omicidio dopo una rapina nel suo negozio. L’atto ha spaccato la maggioranza di centrodestra, dove il capogruppo di Fratelli d’Italia Bernardo Maggiorelli ha lasciato “libertà di coscienza”, mentre i civici della lista del sindaco Nicoletta Fabio (assente durante la votazione), hanno deciso di uscire strategicamente.
La capogruppo Silvia Armini ha spiegato: “In uno Stato di diritto la legge va rispettata e applicata. Se c’è un problema di diritto, va affrontato nelle sedi opportune”. E ancora: “Comprendiamo il dramma e lo strazio di Mario Roggero, ma lo stesso Presidente della Repubblica Mattarella ha invitato al rispetto della legge – ha concluso Armini –, quindi da civici non intendiamo entrare a gamba tesa in una questione politica”.
Diversità di vedute anche all’interno del partito di maggioranza relativa, dove si sono registrate alcune assenze strategiche e annunci di astensione al voto della mozione. Netta invece la posizione di Monica Crociani, moglie del consigliere regionale di FdI Enrico Tucci: “E’ un problema etico e morale. Ritengo che una condanna a 14 anni per omicidio rappresenti già di per sè uno sconto di pena, perché Roggero ha avuto una reazione spropositata di fronte ai rapinatori”. E ancora: “L’omicidio è sempre punibile – ha aggiunto –, in qualsiasi condizione. Dal punto di vista morale non sono d’accordo con la richiesta di grazia, quindi voterò contro la mozione”.
E esprimersi nello stesso modo i quattro consiglieri del Pd (uno è uscito dall’aula), con la capogruppo Anna Ferretti e il vice presidente del Consiglio comunale Alessandro Masi che hanno contestato la permanenza in aula di quattro consiglieri di maggioranza non partecipanti al voto, per garantire il numero legale. “Ma è regolare? Solo grazie a una interpretazione del regolamento, da verificare a freddo, hanno fatto passare la mozione. Noi del Pd abbiamo votato contro – è il post sui social –. Ci siamo assunti la responsabilità di mantenere il numero legale: abbiamo visto la maggioranza sbriciolarsi di fronte a un problema etico e giuridico di grande rilevanza”. Anche il presidente del Consiglio comunale Davide Ciacci (lista Fabio) ha scelto di non votare l’atto, lasciando però l’aula e la guida dell’assemblea al vice Masi.





