Lo scultore Urbano Lucchesi intimo amico di Collodi
Roberto Pizzi.
Nel Bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini ci piace ricordare anche la figura di uninteressante scultore lucchese che ebbe stretti rapporti con lui e con la sua famiglia. Si chiamava Urbano Lucchesi e nel 1876 era diventato il direttore artistico della Manifattura Richard Ginori,azienda della quale era amministratore Paolo Lorenzini, il fratello di Carlo. Fra Lucchesi e Collodinonostante vi fosse differenza di età (il primo, più anziano di 18 anni), vi furono assidue frequentazioni, soprattutto dopo la morte della madre dello scrittore. In quegli anni, dopo il lutto familiare, Collodi si era rinchiuso ancora di più in se stesso. Frequentava piccole trattorie cittadine dove poteva bere “un decino” – come si diceva allora – in compagnia di qualche amico. La sera si limitava a fare la partita a quadrigliati con l’avvocato Barsanti, il giornalista Boinaghi , e con il nostro scultore lucchese, senza più attendere le ore piccole. All’inizio degli anni Novanta risale il busto marmoreo realizzato da Lucchesi per la tomba di famiglia di Collodi, al Cimitero delle Porte Sante di Firenze. Nel corso del decennio, in essa troveranno posto anche quelli da lui firmati, in memoria di Paolo Lorenzini, fratello dello scrittore e della loro madre Angiolina Orzali.
Urbano Lucchesi era nato a Lucca, nel 1844, morì a Firenze nel 1906. Era fratello della madre di Francesco Petroni, un altro scultore che si sarebbe affermato a Lucca, il quale potrebbe essere stato influenzato dallo stesso zio per certe sue scelte artistiche, come per la sua documentata adesionealla Libera Muratoria. A suo volta, Lucchesi ebbe protezione ed incoraggiamento a coltivare la sua arte dallo zio (anch’egli scultore), Vincenzo Consani (1818-1887) che per altro sarebbe diventato suo suocero, avendone sposato la figlia.
Per la sua città natale scolpì i monumenti di Garibaldi (1889), Mazzini (1890), Cairoli(1893); quello ai Caduti delle patrie battaglie di piazza XX Settembre, nel 1897, che dette adito a numerose polemiche per la nuova denominazione della piazza.
Concorse al progetto per la statua di Vittorio Emanuele II, opera poi affidata a AugustoPassaglia. Per la facciata di S. Maria del Fiore a Firenze, realizzò la statua dell’apostolo Giuda e numerosi furono i suoi monumenti funebri.
Il monumento a Shelley, a Viareggio, inaugurato il 30 settembre 1894 è opera sua e ci consente un aggancio a quel circolo culturale e politico che fu definito la Repubblica di Apua, dall’immaginifica penna del poeta repubblicano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, la quale, se geograficamente si incentrava sulla zona ligure ed apuana, sconfinava nella fluidità dell’attività intellettuale, nell’area versiliese e lucchese.
L’opposizione clericale all’iniziativa fu fortissima e la sua stampa dipinse la figura di Shelley in chiave satanica, accomunandola al Carducci, autore di quell’inno A Satana definito espressioni di una “unica setta letteraria massonica e anticristiana” che agiva sotto la “neanche troppo occulta regia del Grande Oriente”.
La statua fatta da Urbano Lucchesi, con incisa un’epigrafe di Giovanni Bovio, verrà inaugurata il 30 settembre del 1894, davanti ad una folta presenza di esponenti della massoneria toscana, di studenti lucchesi e pisani, di varie personalità politiche e della cultura.
Nell’ultimo decennio del secolo Lucchesi si segnalò anche per la vittoria nel concorso a Spoleto, con il Monumento a Vittorio Emanuele II , solennemente inaugurato il 5 settembre del ’92, alla presenza del re Umberto.
Il nostro scultore non disdegnò incarichi economicamente poco fruttuosi, ma densi di valenza ideale, come nel caso del vigoroso busto bronzeo di Garibaldi eseguito per Montefegatesi su incarico dell’associazione “Libero Pensiero G. Bruno”. Il busto venne inaugurato l’8 giugno 1902 nella piazza del paese montano, che era intitolata al XX Settembre. La cerimonia fu resa più entusiasmante dalla presenza di molti reduci in camicia rossa, oltre che dalle rappresentanze delle loro associazioni.
Lucchesi fu anche amico del repubblicano Tito Strocchi, su consiglio del quale modellò uno dei suoi primi saggi, durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, sulla figura di Prometeo, “simbolo eterno di quella generosa ribellione contro il tirannico potere”. Il suo nome compare in calce ad una dichiarazione della Fratellanza Artigiana di Lucca, pubblicata dal giornale “Il Serchio”, nel supplemento al n. 11 del 17/3/1872, nella quale si protestava contro l’offesa fatta dai clericali del giornale “L’Amico del Popolo” alla memoria dell’appena scomparso Giuseppe Mazzini. Sottoscritta dal Lucchesi e da altri otto associati, essa diceva:
“I sottoscritti delegati della Fratellanza Artigiana di Lucca a rappresentarla in Pisa nel trasferimento della salma dell’Illustre Cittadino Italiano Giuseppe Mazzini, col cuore ricolmo di indignazione protestano, a nome della società stessa, contro la Direzione del giornale – L’Amico del Popolo – per gli insulti triviali e vigliacchi, lanciati contro tanto Uomo; e contenuti nel numero del detto giornale stampato ieri, associandosi così alle proteste di tutti gli onesti contro tanta infamia”.





