Bollo auto, Meloni fa le promesse come Trump e Berlusconi
Alessandro De Angelis su La Stampa interpreta l’abolizione del bollo auto annunciata da Giorgia Meloni come una misura dal chiaro sapore elettorale. L’autore la accosta alle promesse di Donald Trump e al precedente di Achille Lauro, ricordando che Silvio Berlusconi aveva già annunciato lo stesso provvedimento nel 2008 senza poi realizzarlo. La promessa era stata ripresa negli anni anche da Matteo Renzi e Luigi Di Maio. De Angelis sottolinea il doppio standard della politica: quando una misura simile viene proposta dagli avversari è definita una “marchetta elettorale”, mentre se viene adottata dal proprio schieramento diventa un intervento per alleviare le difficoltà degli italiani. Il provvedimento, inizialmente previsto per un anno tramite decreto, dovrebbe essere reso strutturale con la prossima legge di bilancio. La copertura, per ora, arriverebbe da minori spese del Pnrr, cioè da cantieri non conclusi. Secondo l’autore, la fretta dell’annuncio rivela soprattutto una difficoltà politica: l’inflazione, il caro benzina e gli effetti delle guerre rendono complicato intervenire sull’economia. Le risorse ottenute dall’Europa non permettono operazioni più ambiziose, come il blocco delle accise. Il governo avrebbe potuto battersi in Europa per separare il prezzo del gas da quello dell’elettricità o chiedere un contributo alle grandi aziende energivore, ma ha scelto di puntare sul bollo auto. La misura può aiutare un Paese in difficoltà, osserva De Angelis, ma non costituisce una politica energetica o economica: è soprattutto una scelta di consenso. Il vantaggio per gli automobilisti arriverà l’anno prossimo, quando si voterà. Per l’autore, tra bonus, promesse e interventi sulla legge elettorale, la campagna elettorale è già iniziata e Meloni finisce per riproporre gli stessi metodi dei governi precedenti.





