Un’estate passata a parlare delle scelte di Malagò ma ora nel mirino c’è lui e pochi parlano
Primaonline è tra i pochi mezzi di informazione che parla del caso Malagò. Martedì 15 settembre si riunirà la Giunta del Coni e con ogni probabilità si parlerà anche del caso Malagò, sebbene non sia detto che si arrivi subito a una decisione. Luciano Buonfiglio ha spiegato che la questione deve essere affrontata «con attenzione e senza fretta». Difficile, quindi, immaginare una corsa per chiudere il dossier.
Sul mancato tesseramento abbiamo già scritto molto. Alla vigilia della Giunta colpisce un altro fatto: per tutta l’estate delle scelte di Giovanni Malagò hanno parlato tutti; ora che la questione riguarda direttamente lui e la regolarità della sua nomina, è calato il silenzio.
Sulla vicenda Pirlo intervenne praticamente l’intero arco costituzionale, comprese diverse componenti del governo. L’uscita di Paolo Maldini, il primo a lasciare il progetto sul quale era stata costruita una parte importante della candidatura, scatenò critiche che andarono ben oltre il nome del direttore tecnico. Poi arrivò il caso Aniene, con le polemiche sulla scelta di soci illustri del
circolo come Roberto Mancini e Claudio Ranieri per la Nazionale.
Ogni passaggio della nuova Figcè stato commentato e contestato.
L’articolo pubblicato dalla Stampa sul mancato tesseramento di Malagò, questione successivamente richiamata dal procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, ha cambiato l’angolo della vicenda. Non si discute più delle decisioni del presidente, ma della regolarità della sua nomina.
I media hanno continuato a fare il proprio mestiere, anche con commenti molto duri sull’articolo 29. La rete non ha risparmiato domande e giudizi. Ma tra chi governa e organizza lo sport lo scenario è completamente diverso.
Malagò difende pubblicamente la propria posizione e parla di attacchi strumentali. Le procure si esprimono attraverso gli atti che Buonfiglio dovrà valutare. Il ministro Andrea Abodi ha ricordato che “le norme si conoscono”. Poi, poco o nulla.
Le componenti federali che hanno eletto Malagò, dalla Lega Serie A alle altre rappresentanze, non si sono mosse per difenderlo. Ma neppure chi potrebbe contestarlo ha alzato la voce. Dai presidenti federali sono arrivate pochissime parole, dalla politica ancora meno.
Martedì vedremo se la Giunta aggiungerà qualche elemento. Il “senza fretta” di Buonfiglio lascia però aperta la possibilità che il 15 settembre sia soltanto un passaggio. E se un eventuale provvedimento maturasse nei giorni successivi, è facile immaginare la tentazione di non farlo cadere prima della partita di Mancini all’Olimpico del 25 settembre, per evitare ripercussioni sulla Nazionale.
I giocatori devono poter giocare serenamente. Questa storia non appartiene a loro. Ma neppure la regolarità di una nomina può dipendere dal risultato di una partita. Eppure, dopo il 25 settembre, chi oggi tace potrebbe cercare proprio nel tabellone dell’Olimpico il suggerimento su come schierarsi. Se la Nazionale vince, Malagò sarà più difficile da mettere in discussione. Se perde, potrebbe cominciare la resa dei conti.





