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Economia

Energia e difesa, incontro alla camera di commercio di Firenze con il presidente di Leonardo e Intesa Macrì

L’incontro pubblico con Francesco Macrì (nella foto) lunedì 14 settembre ore 11 presso auditorium della Camera di commercio di Firenze che sta diventando di straordinaria attualità alla luce delle ultime notizie di queste ore e per i ruoli di primo piano che Macrì ricopre quale presidente di Leonardo (la più grande azienda italiana, attiva anche nell’aerospazio) e di una delle multiutility dell’energia più importanti del centro Italia (Estra). E’ di stamani la notizia che il governo italiano ha inviato alla Commissione europea la lettera per l’avvio della procedura finalizzata all’attivazione della clausola nazionale di flessibilità (Nec) prevista per gli investimenti in energia e della difesa. Questo dovrebbe azionare ingenti investimenti pubblici in un settore, quello dell’economia innovativa dell’aerospazio, che in Toscana è già molto presente e può svilupparsi ancora grazie all’iniezione di nuove risorse pubbliche: Leonardo, di cui l’aretino Macrì è presidente, impiega 2.000 addetti diretti tra i siti di Abbadia San Salvatore, Montevarchi, Pisa e Campi Bisenzio, ha rapporti con 240 aziende toscane con 6.500 occupati a cui nel 2025 ha rilasciato ordini per 260 milioni. Con le ultime notizie, lo ripeto, Leonardo e questa “economia dell’innovazione” promettono di svilupparsi ancora in Toscana. 

Quanto all’energia desta preoccupazione l’escalation nelle ultime ore del prezzo del gas da cui l’economia toscana dipende molto più che dal petrolio. Questo minaccia di provocare effetti negativi sui costi delle imprese toscane, effetti negativi maggiori di quelli che sta avendo l’aumento in corso da mesi del costo del petrolio. Nel 2025 il gas ha infatti coperto il 39% del fabbisogno energetico italiano, contro il 23% della media Ue, e se le difficoltà nel Golfo dovessero interessare in misura crescente anche il metano, i costi energetici per l’Italia, e quindi anche per Toscana e Firenze, aumenterebbero in misura rilevante rispetto alla media Ue, con conseguenze dirette sulla riduzione di competitività delle imprese manifatturiere.

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