La sede centrale a Rocca Salimbeni, le rassicurazioni quasi improvvise che non rassicurano
StartMag scrive che uno dei terreni più delicati resta Siena. Messina assicura che Intesa vuole “preservare e valorizzare” l’identità del Monte e il suo legame con il territorio. In caso di successo dell’Opas, aggiunge, il progetto prevede il coinvolgimento di Unipol per creare “il secondo gruppo bancario nel nostro Paese”, mantenendo “il marchio Mps e la sede centrale a Rocca Salimbeni”.
È qui che entra il tema dello “spezzatino”. L’operazione Intesa non punta infatti a inglobare semplicemente Mps in Ca’ de Sass: prevede anche la cessione alla “rossa” Unipol di 635 filiali, nell’ambito del progetto che dovrebbe portare alla nascita di un polo bancario insieme a Bper. Da una parte c’è dunque la promessa di conservare marchio e sede; dall’altra una redistribuzione di attività e sportelli che rende inevitabile il confronto con le autorità di vigilanza, italiane ed europee, chiamate a esaminare l’operazione nei suoi diversi profili, bancari e assicurativi, con un occhio al nodo che potrebbe crearsi attorno a una convergenza Intesa-Unipol-Generali. Anche sul fronte politico e istituzionale, del resto, si sono create inedite convergenze sulla necessità di preservare l’integrità di Siena e il legame storico con il territorio, con la richiesta di evitare che l’operazione si traduca in un progressivo smembramento della banca.
E poi c’è Mediobanca. Per Messina Piazzetta Cuccia è “un altro elemento di grande valore”: le competenze nel corporate & investment Banking e nel wealth Management dovrebbero affiancarsi a quelle di Imi. L’obiettivo dichiarato è valorizzare “il marchio, le professionalità e le capacità distintive” di Mediobanca all’interno di un gruppo più grande. Ma proprio il controllo di Mediobanca porta direttamente a Generali, di cui Piazzetta Cuccia possiede il 13,3%.
Su questo punto Messina torna a sottolineare un aspetto: la quota in Generali sarà detenuta “in un’ottica puramente finanziaria”. Non è una precisazione casuale. L’ingresso di Intesa nel capitale del Leone, attraverso l’acquisizione della partecipazione oggi in mano a Mediobanca, porta infatti con sé un tema regolamentare particolarmente sensibile: quello delle partecipazioni bancarie in imprese assicurative e della relativa vigilanza. Per questo Messina tiene a delimitare la natura dell’investimento: Intesa, dice, vuole rappresentare un elemento di “stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali”, non assumere un ruolo industriale nella compagnia.
Nel frattempo, Mps gioca la propria carta. Le due Ops valgono complessivamente circa 34 miliardi: 25,3 miliardi per Banco Bpm e 8,7 miliardi per Banca Generali. In caso di adesione integrale, tenendo conto della fusione con Mediobanca, gli attuali soci Mps avrebbero circa il 50,1% del gruppo combinato, quelli di Banco Bpm il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%.
È su questo schema alternativo che si misurerà ora la risposta del mercato e, soprattutto, quella degli azionisti di Siena. Il 29 ottobre è ancora lontano, ma è lì che la controffensiva di Luigi Lovaglio dovrà trasformarsi da progetto sulla carta in una scelta degli azionisti. Intesa, intanto, ha incassato il suo sì. La partita vera, però, deve ancora cominciare.





