Autismo, scintille nel consiglio regionale della Toscana sulla nomina del portavoce della Consulta
I consiglieri di Fratelli d’Italia Jacopo Cellai e Chiara La Porta hanno presentato un’interrogazione nel consiglio della Toscana in merito all’iter di redazione del Piano regionale attuativo per l’autismo e alla nomina del portavoce della Consulta. Ha risposto in Aula l’assessora alla Sanità Monia Monni (nella foto). Nel testo sostitutivo presentato si interrogavano il presidente della Giunta regionale e l’assessora competente per conoscere “quali siano le ragioni effettive del ritardo, ad oggi triennale, nell’approvazione del Piano regionale attuativo per l’Autismo, annunciato per la fine del 2024 e ancora quasi totalmente da definire”; il cronoprogramma per arrivare all’approvazione definitiva del Piano entro il 2026 e se la Giunta “è disposta ad assumere tale scadenza come impegno non ulteriormente derogabile”.
Ancora, si chiedeva “per quale ragione non è stato comunicato alle associazioni che all’insediamento della Consulta si sarebbe proceduto alla nomina di un portavoce e se la decisione di individuare tale figura garantisca una composizione realmente plurale del mondo associativo toscano dell’autismo”; se il portavoce eletto, Andrea Laurenzi, “o le associazioni da lui rappresentate abbiano avuto, in passato, rapporti istituzionali o di collaborazione con la Giunta regionale o con l’assessorato al diritto alla salute, e quali criteri siano stati seguiti per assicurare che il ruolo di portavoce sia percepito come pienamente imparziale da tutte le associazioni della Consulta”; quali garanzie intenda offrire la Giunta affinché il lavoro della Consulta e del gruppo tecnico regionale nella redazione del Piano “si svolga con piena trasparenza e apertura a tutte le sensibilità del mondo associativo”. Si chiedeva, infine, se, “come annunciato pubblicamente dal dottor Laurenzi, nei giorni intercorrenti tra Ferragosto e la prima metà di settembre si è registrato l’avvio dei lavori di interlocuzione tra le associazioni e l’amministrazione regionale”.
“La Regione nel corso del tempo ha prodotto numerosi atti programmatici, a partire dal 2008”, ha ricordato l’assessora Monni. “Ci sono oltre 3mila cittadini, peraltro di ogni età, ai quali è stata attribuita una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Ognuno di loro accede a una gamma diversificata di servizi, per età e per zone. Proprio per questo è necessario dotarsi di un Piano, di cui condivido l’urgenza. Le linee erano state già definite a fine della passata legislatura. Ho voluto riguardarle quando mi sono insediata e ho deciso di ampliare il gruppo tecnico di lavoro. Sul cronoprogramma: il lavoro richiesto al gruppo tecnico comporta una ricognizione delle risorse e richiede un quadro di sintesi, la definizione di procedure diagnostiche. Il lavoro è in corso – ha spiegato ancora Monni –, l’obiettivo è proporlo alla Giunta entro la fine dell’anno”.
Quanto al portavoce, ha proseguito l’assessora, rispondendo ai quesiti posti dall’interrogazione, “abbiamo proposto alla Consulta l’indicazione di un Portavoce per semplificare le comunicazioni e consentire un confronto più serrato. Questo non incide sul ruolo della Consulta. Laurenzi è stato eletto portavoce da 13 associazioni su 18 presenti al voto. Il nome di Laurenzi non è stato proposto dall’assessorato, ma dal presidente di ‘Autismo Arezzo’, Marino Lupi, e non costituisce una nomina dell’amministrazione regionale. Resta garantita la partecipazione diretta di tutti i componenti della Consulta”.
“In questi giorni – ha concluso Monni – è calendarizzato l’incontro per la presentazione della bozza di Piano, che permetterà alle associazioni di svolgere il proprio ruolo partecipativo e consultivo. Il dottor Laurenzi ha preso contatti nei primi giorni di settembre con l’amministrazione regionale, al fine di definire la prossima convocazione della Consulta dell’autismo”.
“Ci sembrava giusto riportare la questione nella centralità dell’Aula”, ha risposto Jacopo Cellai (FdI) nella sua replica. “Ci parla di azioni di programmazione che vengono dal 2008 – ha aggiunto, rivolto all’assessora –, ma il punto vero è la concretezza di come si misura la linea programmatica rispetto all’azione. Le chiediamo ancora una volta di insistere e garantire i tempi di definizione del Piano: sono tre anni che la Regione ne ha annunciato la predisposizione e c’è attesa in questo senso. Per autismo e neurodivergenze, ci risulta che il Governo ha stanziato circa 2milioni per la Toscana. Non possiamo non tenere presente quello che emerge dalle anche a mezzo stampa dalle famiglie interessate da questo tema: persone che sono dovute andare a Siena da Firenze, per visite specialistiche perché non trovano posto. La diagnosi è molto rapida e veloce, poi viene data la possibilità di avere a disposizione un’ora settimanale di logopedia o di educazione comportamentale, poi di fatto tutto il resto è in carico alle famiglie stesse. Diventa anche una questione di risorse. C’è necessità di fare un ragionamento sulle priorità e sull’utilizzo dei soldi a disposizione della Regione. La Consulta può sicuramente aiutare, ma molti non sapevano nemmeno di dover eleggere un portavoce: dobbiamo far luce sulla trasparenza delle procedure, per togliere l’idea che si voglia politicizzare perfino la Consulta che riguarda il mondo dell’autismo. Resto del parere che è stata sbagliata l’impostazione per arrivare a questa elezione”. Il consigliere ha concluso chiedendo all’assessora “di tornare in commissione consiliare per darci l’aggiornamento del Piano e mettere nero su bianco insieme i finanziamenti a disposizione adesso e per le annualità a venire”.





